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Sagarana IL SACRIFICIO DI BAT


Fiammetta Palpati


IL SACRIFICIO DI BAT



 

- Alessio, hai portato fuori il cane?
- …
- Alessio? Mi senti? C’è da portare fuori il cane! Hai sentito?
Quando sua madre irrompe in camera, tirandosi dietro l’aspirapolvere acceso, Alessio è in piedi di fronte allo schermo gigante della Tv e dimena in aria la racchetta della WII.
- Sì mamma.
- Io non capisco. Proprio non ti capisco. L’hai voluto tu il cane. Sembrava che non potessi vivere senza il cane. E comunque la colpa è di tuo padre. Facciamoglielo il cane, diceva, si sente solo, poverino, io non ci sto mai. Spegni questa televisione adesso, che devo passare l’aspirapolvere. Ah questo è poco ma sicuro: lui non c’è mai. Vedrai che cresce meglio, dice, supera la timidezza, fa più amicizie. E tanto a lui che gli frega; mica ci sta lui qui. Alessio ti ho detto che il cane deve essere portato fuori!
- Sì mamma … ecco … match point …eh no … fuori … porca … ecco eh mamma, è l’ultimo servizio, arrivo, ma intanto non gli puoi aprire la porta?
- Bau bau bau
- Ecco, lo senti? Ti viene a chiamare … dai Bat che adesso Alessio ti porta fuori! Infilati la giacca che ti ritorna l’otite.
Alessio spegne il video e posa la racchetta, più lentamente che può; si avvia all’ingresso; il cane è lì che lo aspetta; abbaia; gli s’infila tra le gambe; Alessio inciampa poi riesce ad aprire la porta di casa e il cane ne approfitta per scagliarsi a tutta velocità sulla rete di confine con i vicini. Alessio lo segue a distanza; guarda quel concentrato di cane spiaccicato contro la recinzione: zampe contratte, orecchie dritte e unghie di fuori. Abbaia, acuto, monotono, assillante: - bau, bau, bau!   
- Bat vieni, qui! Lascia stare … lascialo stare.
- Bau, bau, bau!   
- Ma non dovevi fare i bisogni?
- Bau, bau, bau! 
- Bat! Bat smettila, non lo vedi che sta giocando? Bat smettila di abbaiare! Adesso ti metto il guinzaglio! – Alessio aggancia il collare e strattona il cane che molla la rete.
- Alessio? Alessio perché abbaia il cane?
È sua madre; si è affacciata alla finestra: - l’ha fatta? Quando l’ha fatta tornate dentro, mi raccomando. Ma perché abbaia tanto?
- Ha visto l’altro cane, mamma. Dai Bat andiamo dentro che è meglio.
- Alessio, sta’ attento, che se salta la rete quel mostro se lo mangia! Hai visto che mascelle bavose?
- Non è un mostro, mamma, è un molosso.
- Sì, ecco, giusto un colosso: mangia e caca come un cavallo! Bat vieni qui che mamma ti dà il biscottino. Ma che fai, te ne rivai in camera? Ma perché non fai qualcosa? Invita qualcuno, no? Perché non esci? Che ti preparo da pranzo? La pastasciutta va bene?
- No, mamma, la pasta no, ti prego - chiude la porta e si butta sul letto. La pasta no. Alessio aspetta che il tempo passi; che sua madre passi l’aspirapolvere. Sente le voci e i rumori dal giardino accanto. Non ha bisogno di affacciarsi: c’è una bambina aggrappata al cane, si tiene alle orecchie. Il cane si scuote, la bambina cade, ride; anche suo fratello ride: la prende in giro; la bambina piagnucola; il cane la raggiunge, le lecca la guancia; lei lo scansa, cerca di rimontarlo ma cade di nuovo. Il fratello parla al cane con l’aria più severa che gli riesce; il cane si accuccia e lui gli monta in groppa, la bambina si alza, afferra il collare e tira, seria e impettita, cavallo e cavaliere: al passo! Ecco, un bel giro intorno alla fontana, poi il cane si scuote ancora e tutti e tre finiscono in un nuovo groviglio di membra, zampe e bava.
- Alessio? Alessio, scendi che è quasi cotta la pasta!
- T’avevo detto che la pasta non la volevo!
- Ma che c’hai da guardare … che ti sei rimesso a spiare quei cretini? Vedrai tu! Vedrai se un giorno non succede una tragedia! Un cane così grosso, se li mangia tutti e due, vedrai! E poi quella bava, che schifo! – e mentre sua madre scende le scale arrotolando il filo dell’aspirapolvere, proprio quell’espressione di disgusto che le aveva piegato all’ingiù gli angoli della bocca, tirato il naso e le guance verso terra, invece di seguirla, rimane lì: sospesa a mezz’aria nella camera di Alessio.
Adesso anche Alessio è sceso; è in cucina davanti alla pastasciutta che sua madre gli ha cucinato; la mangia, quattro rigatoni per volta e un po’ di sugo; boccone dopo boccone la finisce. Gli piace, non gli piace, la mangia. Sua madre parla, Alessio non la ascolta. Pensa a lei come a un martello pneumatico. Un martello pneumatico col silenziatore. Per quanto, la percussione …
- Allora? Che hai deciso? Ci vai? Lo fai?
- Sì mamma, lo faccio.
- Beh allora preparati, no? Sennò fai tardi, devi prima portare fuori il cane.
Alla parola cane, il cane si scaraventa sugli stinchi di Alessio.
- Bau, bau, bau.
- Buono Bat, aspetta adesso, lascia stare i lacci, buono, seduto! Mamma, ma perché non lo teniamo direttamente fuori? Così la fa quando gli pare!
- Lo sai già, il veterinario ha detto che deve stare in casa, sono razze delicate! E poi che ti costa? Non ti fa compagnia?
- Bau, bau, bau.
- Mi raccomando il cappottino, stamattina te ne sei dimenticato.
Ma Alessio non se ne era dimenticato. Il fatto era che possedere un Chihuaua abbaiatore nevrastenico era già abbastanza anche senza cappottino scozzese.
- Allora che aspetti? Vai, no?!
- Vado mamma.
Ma una volta nella sua stanza Alessio si mette a perdere tempo. Si sdraia, si alza, va al bagno, si sdraia di nuovo. Il giardino adesso è silenzioso; i bambini sono in casa e il molosso è stravaccato sulla catasta di legno. Dorme. Can che dorme non morde. 
- Alessio che stai facendo, sei pronto?
È sua madre che bussa alla porta.                                                         
- Bau, bau, bau – l’eco del Chihuaua.
- Sì sono pronto.
 
Una volta nell’ingresso Alessio si infila il giaccone, si stacca il Chihuaua dalle caviglie e lo solleva. Lo osserva come mai aveva fatto prima:
- Bat. Bat. Bat. Pipistrello. L’unica cosa ganza è il nome.
Il Chihuaua, insolitamente silenzioso, restituisce lo sguardo; poi abbassa gli occhietti sporgenti e Alessio si fissa sulle orecchie: due spropositate sventole triangolari; erette, appuntite. Ridicole.
- Alessio? … Alessio dove vai … il cane … il cappottino
Alessio è uscito tenendo il cane sopra la testa; cammina deciso verso la rete e non si ferma: comincia ad agitarsi, a muoversi scompostamente da una parte all’altra; veloce, avanti e indietro, poi in tondo: un forsennato. Il Chihuaua non ce la fa più:
- Bau, bau, bau!
Stavolta però Alessio non cerca di zittirlo; anzi gli fa eco con un ululato profondo, modulato e il molosso si sveglia. Si stiracchia, svogliato; l’ululato è una melodia, un invito. Il molosso si scrolla; si trascina vicino alla rete.
- Alessio, Alessio che fai? Sta’ attento – urla mamma dalla porta.
Alessio ormai è alla corsa. Il suo ululato copre i guaiti del Chihuaua. Il molosso risponde: abbaia, abbaia più forte, mostra i denti. Ringhia.
 
La planata del Chihuaua è una dolce parabola verso le mascelle bavose del molosso. Bat vola silenzioso e fiero: pelo nero, lucido, coda dritta, zampette sotto la pancia. Trasfigurato dal sacrificio è persino elegante.
Alessio lo segue con gli occhi mentre stringe forte le mani livide intorno alla rete. Aspetta; non il sangue, come crede, ma il momento in cui, insieme a quel maledetto Chihuaua, il molosso farà a pezzi quel bolo nero che lo paralizza. Manca poco. E invece.
Invece quel dannato cane anziché precipitare nelle fauci del carnefice riprende quota. 
- Porca miseria Bat che fai? Vieni qui bastardo. Torna indietro. Ubbidisci, ti ho detto! Perché mi fai questo? Perché? Maledetto cane. Maledetto mondo.
Nonostante le lenti appannate, infatti, Alessio aveva visto giusto: quelle che Bat aveva tirato fuori al posto delle zampe erano due ali dentate: due splendide ali da pipistrello. Quando il molosso spicca il salto decisivo è ormai troppo tardi: Bat si è già allontanato.
Eccolo che si invola, con il suo maestoso ed improbabile mantello nero dispiegato nel cielo terso di tramontana, mentre Alessio, ancora attaccato alla rete, cerca di riemergere dal suo sonno ipnotico chiedendosi se non abbia, per sbaglio, sottovalutato Bat.




Fiammetta Palpati
Fiammetta Palpati ha quarantacinque anni, si laureata in Letterature comparate a Roma e, dopo aver lavorato a lungo nell'ambito dell'educazione e della riabilitazione, ha deciso di dare tempo alla scrittura, tra quello che volentieri dedica alla famiglia, agli animali e alla sua terra nella campagna umbra. Lettrice appassionata di racconti scrive soprattutto racconti.




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