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Sagarana VANESSA


Brano tratto dal romanzo Un anno fa domani


Sebastiano Mondadori


VANESSA



 

(…) “Vanessa, vieni che ti presento mio padre” il tono quasi mondano di Rosa.
“E saresti tu Vanessa?” Ah Vanessa, Vanessa. Vanessa, Vanessa, ti guardo e la parola che viene dopo è scommessa. Quanti secondi ti sono bastati per spopolare i miei sogni e riempirli della glassa della tua bocca vermiglia. E voi per fa­vore, non prendetevela con me, e guai se tirate in ballo la storia della crisi dei quaranta – a parte che l'ho già passata a trentotto ed è stata una bella botta e superarla non signi­fica affatto eliminarne i sintomi. soltanto conviverci e nel migliore dei casi tenerli a bada in una condona dignitosa agli occhi degli altri finché ne valga la pena, altrimenti è me­glio arrendersi al richiamo dell'abisso della vostra Vanessa, e l'unica forma coerente di maturità consiste nello smettere dì stupirsi del soqquadro vituperoso in cui si dibattono quelle che spacciamo pomposamente al mondo come scel­te –, e non invocate principî morali fuori luogo (sono il ri­fugio della vostra morbosità. quel ciarpame di interdizioni cattoliche e convenzioni sociali su cui avete edificato l'alibi dell’anima – dimostratemi che dietro il più elevato dei sen­timenti o dei pensieri umani non prosperi il demone del desiderio e domattina dopo un'abbondante colazione al bar io mi faccio benedettino) –, quale uomo di qualsivoglia incli­nazione sessuale non vorrebbe avventarsi su questo prodi­gio di carne, forme e movenze, quale donna non capirebbe al volo lo sconquasso ormonale che arreca la vista di questo corpo selvaggio, plasmato dai nostri occhi vogliosi, e diffido i più scaltri (e infidi) dal chiamare in causa le mie figlie – sono perfettamente consapevole del fatto che un giorno nean­che poi tanto lontano potrebbero trovarsi loro al posto di questa irresistibile Vanessa (l'ardore e la pazienza fuse in una devozione furiosa con cui ti leccherei ogni goccia di su­dore dall'alluce all'attaccatura dei capelli, dall'attaccatura dei capelli all'alluce, indurendo la lingua in un tremolio cir­colare per accordarlo al ritmo sobbalzante del tuo ombeli­co, discendendo piano piano, ancora più lentamente, solo per stringere tra le labbra in un morso senza denti e provo­catoriamente casto il piccolo ciondolo di carne del tuo ap­petitoso clitoride, e inspirare il tuo paradiso terreno), tut­tavia, vi prego di credermi, la mia posizione è irremovibile, in una simile evenienza non mi resterebbe altro che disto­gliere lo sguardo senza avere l'autorità per condannare il de­siderio degli altri uomini, pronto a rientrare in lizza al giro successivo –, in cambio io non pronuncerò una sola parola sui tempi d'oggi e l'influenza della televisione, di Internet e della pubblicità e mi asterrò da giudizi tranchant sui modelli femminili della nostra epoca, oltretutto io ci vado a nozze con la carne esposta, l'unica richiesta che faccio pubblicamente a tutti voi, e che me la concediate o nomi prendo da solo, è di prostrarvi (inchinatevi, bastardi; schiattate di in­vidia, luride bagasce) davanti alla supremazia indiscutibile del talento – avete capito bene: talento –, perché qui sta la differenza tra la mia lungimiranza indenne alle rappresaglie del bene e del male e la vostra meschinità ancorata al miraggio di valori incrollabili, per voi sporchi ipocriti bigotti
segaioli e troie incartapecorite nelle vostre pelli vizze un qua­dro di Picasso è cento volte superiore alla perfezione di un corpo femminile – come se esistessero miracoli giusti e mi­racoli sbagliati, creazioni salvifiche e creazioni nefaste –, quando invece l'assoluta e imperscrutabile ingiustizia della sorte è una e cieca e tremenda, e la durata delle Demoiselles d’Avignon che sopravvive al suo autore non la rende più mae­stosa delle mammelle succose e imponenti di Vanessa su cui strofinerei il cazzo fino a spremere l'ultima goccia di sper­ma, al contrario, è la volatilità della bellezza femminile a ren­derla un'apparizione unica, sensazionale, irripetibile: quale foto la eguaglierà mai, quale filmato la riporterà in vita dal momento che l'estasi della vista è inseparabile dalla fisi­cità del tatto, l'ebbrezza dell'odorato dall'oblio del gusto, e l'udito è prono al presente che rimbomba dentro il cuore come l'eco di una fede primordiale – la devozione per la car­ne –, vi sfido a negare l'evidenza, il mistero della donna, l'u­nica opera d'arte vivente che sollecita simultaneamente tut­ti e cinque i sensi, e tu Vanessa, sedici anni e mezzo di incolpevole sfrontatezza, sei la mia morte: come sarebbe bello se finisse tutto fra poco, solo il tempo di venirti dentro e an­darmene per sempre, santa puttana del mio esilio in questa terra. (…)




(Brano tratto dal romanzo Un anno fa domani, Instar Libri, Torino, 2009.)




Sebastiano Mondadori
Sebastiano Mondadori č nato a Milano nel 1970. Vive a Lucca, dove ha fondato e dirige la Scuola di scrittura creativa Barnabooth. Ha scritto Gli anni incompiuti (Marsělio 2001, Premio Kihlgren, Premio Rhegium Julii, Premio Fortunato Seminara, Premio Meda), Sarai cosi bellissima (Marsilio 2002), Come Lara e Talita (Marsilio 2003), La commedia umana. Conversazioni con Mario Monicelli (il Saggiatore 2005, Efebo d'oro del Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici' Italiani per il miglior libro di cinema dell'anno), L'importanza delle pulizie (Trasciati 2008).




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