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Sagarana FIGLI DEL POPOLO


Thomas Pistoia


FIGLI DEL POPOLO



 

Avrà forse trent’anni e ignora tutto quello che sta accadendo qui.
Non sa cosa sia un G8 (intuisce forse che è qualcosa di importante), non sa cosa sia un pacifico corteo, non sa cosa significhi black block, né perché la bandiera della pace abbia proprio quei colori lì (avrà notato la somiglianza con l’arcobaleno)?
Pasolini diceva che anche i poliziotti sono figli del popolo e forse aveva ragione.
Nel volto dell’agente che mi viene incontro in tuta antisommossa, scudo, casco e soprattutto manganello scorgo tratti somatici del sud. Mentre il suo braccio cala per la prima volta su di me penso “calabrese o siciliano”, poi il dolore afferra per decimi di secondo il mio avambraccio.
E’ il caos. Inutile spiegare che non vogliamo far del male a nessuno, che tra noi ci sono anche donne e anziani, che erano lì dei tizi vestiti di nero…
Il secondo colpo mi prende il ginocchio e il dolore è lancinante.
Mi accascio e penso che Pasolini aveva davvero ragione.
Questo ragazzo è stato bambino, figlio di due genitori che mi appaiono sul terzo colpo che prendo in un fianco: lei casalinga, lui magari camionista o metalmeccanico.
Questo è un bambino che ha cenato sotto un lampadario a lampadina unica col cucchiaio a far la vela sulla minestra e sua madre che dice “hai fatto tutti i compiti ?. Quando torna papà glielo dico che disubbidisci, finisci di mangiare”.
E papà torna tardissimo, a volte non torna.
Mi chiedo come fa a picchiarmi con tanta violenza, vede che sanguino copiosamente ma non si ferma, sento qualcuno che grida basta.
Questo ragazzo è stato bambino, ha guardato jeeg robot in televisione, ha sentito al tiggì parlare di Moro e delle BR senza capirci nulla, ha mangiato pane e nutella, ha udito mamma dire che suo marito è in cassa integrazione, lui non sa cos’è, però è contento perché papà è a casa e domani andranno ai giardini. Questo ragazzo ha portato al collo la sciarpa della Sampdoria e ha assistito alla partita dall’alto delle spalle di suo padre.
Ora sono inerme a terra e lui mi prende a calci. Mi romperà le costole con i suoi anfibi.
Le urla si sovrappongono alle urla, ai pianti, alle sirene, ma è come se in questa calca ci fossimo solo io e Salvatore. Sì, lo chiamerò Salvatore, Salvatore che mi odia perché gli hanno ordinato di odiarmi. E di picchiarmi.
Salvatore figlio del popolo che è stato bambino e non gli piaceva studiare. Che farai da grande? Lui rispondeva “il pilota”, ma si è fermato due volte in terza media. Suo padre preoccupato, sua madre disperata che gli agitava davanti uno strofinaccio; cercati un lavoro, renditi utile.
Qualcuno mi trascina via. Non vedo. Ho gli occhi impastati di lacrime e sangue. La storia di Salvatore si perde in una firma per la leva anticipata o chessò io, fino ad oggi, giorno in cui gli hanno ordinato di spaccare le ossa alla gente in corteo, di spaccarle a prescindere.
Povero Salvatore, figlio del popolo, cui è stato impedito di pensare.
Mentre qualcuno mi passa un panno bagnato sul viso sento una voce che urla
 
in piazza Alimonda, in piazza Alimonda
 
hanno sparato
 





Thomas Pistoia nato a Torino nel 71 e vive tra Presicce (LE) e Empoli (FI). Dopo aver gestito per anni il portale letterario viaoberdan.it, ha trasformato lo stesso in un blog su cui pubblica periodicamente i suoi racconti, poesie e canzoni. Spesso i suoi scritti vengono pubblicati su riviste letterarie online e cartacee.





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