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Sagarana SUONI DIVERSI


David Byrne


SUONI DIVERSI



 

Dodici anni fa il New York Times mi chiese di scrivere un articolo sulla musica etnica. Lo iniziai affermando che odiavo la world music. Era ovviamente una provocazione, ma era anche un modo di prendermela con un termine, world music, che era stato coniato dal mercato occidentale unicamente per catalogare il novanta per cento della musica prodotta nel resto del mondo. Mi sembrava piuttosto presuntuoso infatti che i produttori del dieci per cento della musica presente sul globo potessero applicare un' unica etichetta per definire un universo sonoro immenso e tanto variegato, capace di abbracciare la bossa nova brasiliana quanto il folk bulgaro. Nonostante continui a rimanere decisamente scettico sul termine con cui indichiamo la musica proveniente da altri Paesi, oggi affronterei l' argomento in maniera diversa. Perché? Perché le cose sono molto cambiate, sia rispetto a dodici anni fa che rispetto agli anni Ottanta, quando registrai Rei Momo, disco in cui confluivano generi diversi come la salsa, la cumbia e il mambo, e poi decisi di fondare un' etichetta che si occupasse unicamente di musica etnica, la Luaka Bop, per cui negli ultimi vent' anni anni hanno inciso artisti come il brasiliano Tom Zé, la peruviana Susana Baca e i messicani Los de Abajo. Ricordo che a quei tempi, quando citavo il nome di qualche artista straniero che non fosse di lingua inglese o non fosse mai entrato nelle classifiche americane, la gente strabuzzava gli occhi e mi guardava in modo strano, come se stessi parlando di un qualcosa di esotico che non la riguardava direttamente. Oggi invece la situazione si è evoluta: artisti come Caetano Veloso o Cesária Évora sono celebri in tutto il mondo e a Broadway uno dei musical di maggior successo degli ultimi anni è stato addirittura Fela, incentrato sulla vita del grande musicista nigeriano Fela Kuti. Un fenomeno piuttosto impensabile solo dieci anni fa. Ma non sono gli unici segnali: nell' ultimo album dei Red Hot Chili Peppers suona un bravissimo percussionista brasiliano, Mauro Refosco, il chitarrista jazz Bill Frisell ha appena inciso un disco con il brasiliano Vinicius Cantuaria e perfino Mick Jagger ha registrato un album con il compositore indiano A. R. Rhaman. La Rete ha sicuramente influito nel modificare l' atteggiamento nei confronti della musica etnica, accelerandone la conoscenza e la diffusione, ma forse è servita anche l' abitudine crescente negli anni a cimentarsi nell' ascolto di suoni diversi, senza considerarli per forza qualcosa di eccentrico o esotico. Una cosa che però ancora non riesco a spiegarmi all' interno di questo scenario è come, in una rinnovata popolarità e attenzione verso la world music, non ci sia abbastanza considerazione verso la scena musicale italiana che seguo da molti anni e considero una vera e propria miniera. Nel mio iPod ho molti dischi di vostri musicisti, da Fabrizio De André a Marisa Sannia e Franco Battiato, ma se nomino uno solo di loro al di fuori dai confini italiani nessuno li conosce, nemmeno De Andrè e il suo Crêuza de mä, che continuo a ritenere un capolavoro assoluto nonché uno dei lavori più importanti nell' ambito della world music. Non ne ho ancora capito i motivi, ma credo che in parte dipenda dal pregiudizio che spesso giace nell' orecchio di chi ascolta: se chi suona viene dal Brasile, allora pensiamo debba per forza cimentarsi con la bossa nova; se è argentino dovrà ovviamente eseguire un tango; se invece è italiano allora dovrà essere un grande interprete d' opera. E forse è proprio questo superamento del pregiudizio il prossimo passaggio da affrontare, quello definitivo, per comprendere e ascoltare meglio la musica etnica.






(Testo raccolto da Andrea Morandi)




David Byrne
David Byrne un cantautore statunitense, creatore in passato della banda Talking Heads.




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