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Sagarana FRANCA RAME : L’ONORE Č NEL VERO


Walter Valeri


FRANCA RAME : L’ONORE Č NEL VERO



Non si accetta la morte. È una cosa terribilmente seria, come ha scritto Machado. Ci obbliga ad immaginare il futuro. E' un'angoscia, una contraddizione che ci portiamo addosso; diventa immediatamente memoria, si fa rito e pensiero. Altra vita sotto forma d’immagini, vivida come la primavera. Così è anche per Franca Rame: “La sera del 9 marzo del 1973 a Milano, Franca Rame era stata affiancata da un furgone. C'erano cinque uomini a bordo che l' avevano obbligata a salire. La violentarono a turno. Secondo esponenti di estrema destra il vile atto fu commissionato da alcuni ufficiali dei carabinieri.” Sono parole virgolettate. Un’immagine terribile, intrecciata alle parole che riferiscono di un atto ignobile compiuto quarant’anni fa. Le prendo volutamente dal web del quotidiano Il Giorno. Sono la cronaca in poche righe di uno stupro politico che non vuole aver fine. Di portata nazionale. Consumato nel corpo e nella mente di una donna, come capita in guerra. Se il direttore del TG2 avesse un minimo di dignità o d’amor proprio si sarebbe dimesso. Non avrebbe il coraggio di guardare negli occhi le persone che gli stanno accanto. Altrettanto si potrebbe dire del Signor Ferrara direttore del Foglio e del Signor Cervi, cronista del Giornale. Ma non è così. Eppure Franca ha immaginato una vita migliore per tutti. Compreso la loro. Anche per questo se fosse qui forse non li perdonerebbe. Come non ha mai perdonato i suoi stupratori . Così per i mentitori in genere. Nella vita ho avuto il privilegio di conoscere tante persone. Alcune straordinarie. Fra queste Franca Rame, con cui ho collaborato per oltre quindici anni, a partire dagli anni ’80. Una donna meravigliosa, dolce e, se necessario inflessibile, a cui tutti dobbiamo molto. Compreso l’educazione alla verità. Anche grazie a lei sappiamo con certezza che esiste un discrimine non offuscabile tra la verità, quella che morde dentro, e la sua negazione. Non parlo della menzogna che rende insensibili, perché tutto è già stato venduto e comprato, compreso gli occhi delle vittime innocenti.   Sappiamo che la verità è un atto dovuto, una presa di coscienza e inesausto riconoscimento dei diritti dell’altro da sè, un allenamento all’umano. Come si fa faticosamente con Dio, per chi crede. Franca ripeteva spesso con gli amici fra il serio e il faceto: “Dio esiste, ed è comunista” Anche per questo la verità chiede dei sacrifici, per non morire con noi. La verità come la religione migra indistruggibile, si trasforma nel corso dei secoli, o nel corso di una vita. La sua luminosa interezza è simile alle ali della farfalla. Simile al gesto di un’attrice o di un attore quando credono in ciò che dicono, e come il braccio del tennista o del chirurgo  vanno costantemente tenuti in volo. Perché si sa: la mano che non risponde è già passata al suicidio. Così è per tutti. Sovente a saccheggiare la verità sono l’inganno dei potenti, i colpi di stato, le manipolazioni dei media, gli intrighi di palazzo e dei sevizi segreti ; ma anche le nostre quotidiane reticenze, convenienze meschine, misurate ipocrisie. Franca col suo comportamento di donna e le sue battaglie civili ci ha fatto capire che la mancanza di verità è una condanna al silenzio. L’ipocrisia una colpa, perché ci discosta dall’onore del vero. Questo mi è parso di capirlo grazie a lei, sin da quando la vidi per la prima volta recitare ‘Maria alla croce’ alla Rocca di Cesena. Quella sera ero ancora molto giovane e timidissimo, ma tornai a casa in lacrime, cambiato. Poi con gli anni sono stati gli insegnamenti di una donna intelligentissima, di un’ attrice- autrice-madre di testi straordinari, tradotti in tutto il mondo, le sue piccole fedeltà quotidiane ad insegnarmi coi fatti, più che a parole, come la verità e la solidarietà non siano monopolio di nessuno. Possono essere   esercitate da tutti. Le verità che mettono alla berlina l’ingiustizia sociale, i pregiudizi, i privilegi di pochi, e quelle che riguardano i nostri comportamenti sessuali, le angherie della sfera privata e personale sono legate tra di loro. Tutte vanno con eguale puntiglio evidenziate; poi con eguale passione documentate, e dette ad arte in palcoscenico, pubblicamente certificate. Secondo lo stile d’un teatro popolare, minuziosamente ripensato seguendo i dettami d’un genere comico e grottesco antico, oppure tragico a seconda dei casi, Franca Rame è stata un pilastro del teatro femminista mondiale, con la funzione di sottrarre gli spettatori e le spettatrici alla visione abituale della storia e della realtà che occorre svelare, bersagliare con la derisione. Per mettere in evidenza una logica diversa da quella che ci rende infelici. E per far questo ci vuole una credibilità e un talento speciale, che solo una donna speciale come Franca si poteva permettere. Una figlia d’arte che il ventesimo secolo ci ha regalato in copia unica.   Lei sapeva bene come una farfalla può pungere e incantare: con quelle sue mani, con quella sua voce con quei gesti distaccati, appena distinti dalla quotidianità. In scena lei non ha mai parlato al  suo pubblico ma col suo pubblico, mettendo a nudo i meccanismi crudeli del mondo. Sapeva che in teatro come in tutte le arti nascondere il vero è un peccato mortale. Manipolarlo non si può senza perdere in credibilità e in bellezza. Ci ha insegnato che l’onore è nel vero, anzi l’onore è il vero e si addice ad una farfalla che punge.





Walter Valeri

Walter Valeri č stato collaboratore di Franca Rame per oltre quindici anni e curatore del volume “Franca Rame : a Woman on Stage”, Purdue University Press (U.S., 2000)





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