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Sagarana LA SIGNORA SAEKI


Brano del romanzo Kafka sulla spiaggia


Haruki Murakami


LA SIGNORA SAEKI



(…) Avvertendo la presenza di qualcuno, mi sveglio. Tutt’intorno è buio. Le lancette fosforescenti dell’orologio indicano che sono passate le tre. Devo essere scivolato nel sonno senza accorgermene. Alla fievole luce delle lanterne da giardino che penetra dalla finestra, riconosco la sua figura. È seduta come al solito alla scrivania, e guarda il quadro nel suo atteggiamento abituale. Ha il mento appoggiato alle mani, ed è completamente immobile. Come sempre, io me ne resto acquattato nel letto, soffocando il respiro, e la guardo. Fuori, il vento che sale dal mare fa oscillare dolcemente i rami del corniolo.

Ma a un certo punto mi accorgo che nell’aria vi è qualcosa di diverso dalle altre volte. Qualcosa che turba, in modo sottile ma inesorabile, la perfetta armonia di quel piccolo mondo. Nell’oscurità, tento di distinguere meglio. Cosa c’è di diverso dal solito? Per qualche istante, il vento si mette a soffiare più forte, e il sangue nelle mie vene sembra farsi di colpo denso e pesante. I rami del corniolo disegnano sui vetri della finestra un inquieto groviglio. Poi a un tratto capisco. La figura femminile seduta lì non è quella della ragazza. Le somiglia molto, tanto da poterla quasi confondere con l’altra, ma non è esattamente uguale. Come quando si sovrappongono due figure che non sono perfettamente identiche, alcuni dettagli qua e là non coincidono. Ad esempio la pettinatura, il vestito. Ma soprattutto, la sua presenza è diversa. Lo percepisco, e istintivamente scuoto la testa. La persona seduta lì non è la ragazza. Sta succedendo qualcosa, qualcosa di importante. Sotto il futon, senza neanche accorgermene ho serrato i pugni, e adesso pure il mio cuore prende a battere forte, con un ticchettio secco e duro, che sembra scandire un tempo differente.

Sentendo quel suono, come a un segnale, la figura comincia a muoversi. Gira lentamente su se stessa, come una nave che cambia posizione. Stacca il viso dalle mani e si gira verso di me. Riconosco la signora Saeki. Ho il fiato bloccato, non riesco nemmeno a cacciarlo fuori. La persona seduta lì è la signora Saeki di oggi. O, detto in altri termini, la vera signora Saeki. Mi osserva per qualche istante. Concentrando tranquillamente la sua attenzione su di me, come quando guarda il quadro Kafka sulla spiaggia. Penso all’asse del tempo. Forse, in qualche luogo a me ignoto, deve essersi prodotta un’alterazione nel flusso del tempo, in seguito alla quale realtà e sogno si sono mischiati, come quando l’acqua del fiume si riversa in quella del mare. La mia mente vaga alla ricerca di un significato, ma non lo trova.

Poi lei si alza, e lentamente viene verso di me. Il suo modo di camminare è il solito, elegante, con la schiena dritta. Non porta le scarpe: è a piedi nudi. Sotto i suoi passi il pavimento cigola lievemente. Si siede con dolcezza sulla sponda del letto e resta per un po’ immobile. Il suo corpo ha peso e sostanza, non c’è dubbio. Ha una camicetta di seta bianca, e una gonna blu che le arriva alle ginocchia. Allunga la mano, mi tocca la testa, passandomi le dita fra i capelli corti. Poi si alza, e alla debole luce che filtra dall’esterno comincia a spogliarsi, come se fosse la cosa più normale. Lo fa senza fretta, ma anche senza esitazione. Con gesti fluidi, naturali, apre a uno a uno i bottoni della camicetta, si sfila la gonna, si toglie la biancheria intima. Gli indumenti cadono a terra, uno dopo l’altro, in silenzio. I tessuti sono così delicati da non produrre nessun rumore. La signora Saeki dorme. Ne sono sicuro: anche se ha gli occhi aperti, dorme. Compie quei gesti nel sonno.

Quando è completamente nuda, entra nel mio stretto lettino. Le sue braccia bianche mi circondano. Sento sul collo il calore del suo respiro, sulle cosce i peli del suo pube. Forse è convinta che io sia il suo ragazzo, morto tanti anni fa, e sta cercando di ripetere quello che avveniva fra loro due a quel tempo, in questa stanza. Con estrema naturalezza, come se fosse la cosa più normale, nel sonno. Nel sogno.

Penso che devo trovare il modo di svegliarla. Di riportarla alla realtà. Devo spiegarle che è caduta in un grande equivoco. Questo non è un sogno. Siamo nel mondo della realtà. Ma tutto procede troppo velocemente, e io non ho la forza per fermare questo flusso. Mi sento terribilmente confuso, e vengo anch’io risucchiato da questa deformazione del tempo.

E vieni anche tu risucchiato da questa deformazione del tempo.

Immediatamente il suo sogno avvolge la tua coscienza. Dolce, tiepido, come liquido amniotico. La signora Saeki ti sfila la T-shirt e i boxer. Ti riempie di baci il collo, ti prende il pene nella mano, il tuo pene che già da un po’ è duro come porcellana. Ti circonda dolcemente con le dita i testicoli. Poi, in silenzio, guida la tua mano sul suo pube. Il suo sesso è caldo e bagnato. Ti passa le labbra sul petto. Ti succhia i capezzoli. Le tue dita entrano in lei lentamente, come assorbite dall’interno.

Dove comincia la tua responsabilità? Mentre tenti di dissipare la nebbia che offusca la tua coscienza, ti sforzi di capire dove sei. Cerchi di comprendere in che direzione si muove la corrente, di riafferrare l’asse del tempo. Ma ritrovare il confine tra sogno e realtà ti è impossibile. L’unica cosa certa è che ti trovi in una posizione molto delicata. Delicata e pericolosa. Sei stato trascinato dal flusso, prima di poter decifrare il significato e la logica della profezia. Come un villaggio lungo il fiume, travolto da un’inondazione. Tutti i segnali stradali sono sommersi dall’acqua. L’unica cosa che si vede sono i tetti anonimi delle case alluvionate.

Poi la signora Saeki sale sul tuo corpo che giace supino. Apre le gambe, e guida il tuo pene, duro come pietra, dentro di sé. Tu non hai possibilità di scelta. È lei a scegliere. Ruota il bacino con movimenti profondi, come se stesse tracciando un diagramma. I suoi capelli lisci ti ricadono sulle spalle, ondeggiando silenziosi come i rami di un salice. Tu sei un po’ alla volta assorbito da una morbida palude. Tutto il mondo è caldo, bagnato, indistinto: l’unica forma riconoscibile è il tuo pene duro e scintillante. Chiudi gli occhi, e inizia il tuo sogno. La dimensione del tempo è completamente sconvolta. La marea sale, sorge la luna. Eiaculi senza accorgertene. Naturalmente non puoi fare nulla per trattenerti. Eiaculi dentro di lei più volte, con forza. Lei si contrae, ricevendo con dolcezza il tuo sperma. E tuttavia è ancora addormentata. Ha gli occhi aperti, ma dorme. È in un mondo a parte. Il tuo sperma è assorbito in quel mondo a parte. (…)







Brano tratto dal romanzo Kafka sulla spiaggia, Einaudi editore, Torino, 2008. Traduzione di Giorgio Amitrano




Haruki Murakami

Haruki Murakami (Kyoto, 12 gennaio 1949) uno scrittore, traduttore, saggista e maratoneta giapponese.





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