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Sagarana CERTI INSONNI NEL MEZZO DELLE ORE


Ambra Simeone


CERTI INSONNI NEL MEZZO DELLE ORE



un nuovo mondo, ma poi sempre lo stesso.

solite sedie sporche di qualcosa, solito bancone pieno di mosche, soliti tizi senza lavoro, né arte, né parte.

l’unica scoperta è sapere cosa ci troverai sul pavimento, sui tavolini, sui sedili imbottiti a metà. a volte un pezzo di pane, altre volte uno scolo di bottiglia, noccioline ammuffite, e di tanto in tanto la vera pacchia; un tizio nuovo, uno che non è di lì.

nuovo mondo ma poi sempre lo stesso, e lo conosce bene lui, dentro il bar sotto casa. la casa di tutti quelli che non ce l’hanno, di tutti quelli che come lui non riescono a dormire più di tre o quattro ore a notte.

eccolo là, il nuovo acquisto, il forestiero che mai avrebbe immaginato. la novità buona per tenersi svegli, quel buon motivo, oltre alla voglia di scappare via dal solito letto di chiodi. ma poi come attaccare bottone?

la notte è ancora tanto lunga, troppo lunga, per rimanere senza scambiare due parole.

«ehi... me la offri una birra?»

l’altro alza gli occhi scavati, e fa cenno al barista. troppe mani e pugni sono volati lì su quel bancone; pieno di ti amo, di claudia & marcella amiche per sempre, di peppe & monica tutta la vita insieme e tante altre stronzate che ci ha scritto su la gente.

beve soltanto lui, quel che basta per farsi venire il sonno e poi non esagera mai. l’alcool è solo un buon amico per incontrare altri amici. chi altro può dire lo stesso? qual è la storia dello straniero? ora deve scoprirlo...

forse ha la sua età; e poi non si capisce mica tanto bene, perché i suoi 40 sembrano 30, e ne è orgoglioso. e cosa fa di bello nella vita? mani da muratore, da camionista o semplicemente da vagabondo? certo che sembra un tipo fine, un tipo importante... forse, a pensarci bene, è solo un po’ eccentrico.

eccolo là, il nuovo arrivato, alle 3 del mattino.

nuovo mondo, ma poi sempre lo stesso; tutto da scoprire in quella notte che lo ha buttato fuori dal letto come tante altre, mentre mastica le sue noccioline e manda giù un po’ di fuoco.

alle 5 del mattino, Sara nella solita stanza.

la sua bambina che non smette di piangere, nessuno che l’aiuta a farla addormentare. che so... una nonna premurosa, un padre amabile, comprensivo, un marito che porta i bimbi a scuola, che lava i piatti, pulisce un po’ la casa; insomma uno di quelli che si vedono solo nei telefilm americani. e invece no, da sola con Martina che non smette di piangere, che forse ha già scoperto tutto della vita, perciò non le riesce di smettere. Martina con gli occhi come il cielo in inverno e lacrime di pioggia e nuvole che non vogliono andar via.

la mamma che le canta la ninnananna e l’abbraccia, tante coccole, perché riesca a dormire e a sognare.

riservato solo a lei tutto quell’amore, che tanti lo hanno rifiutato, e non solo gli uomini. bambina fortunata; una manna d’amore solo per lei, cuore di mamma.

ancora sonno, Sara, che anche stanotte non dormirà più di tre o quattro ore, ma non le importa affatto. saluta così il nuovo giorno e il lavoro part-time, finché il suo capo glielo permetterà. «ultimamente arrivi sempre tardi a lavoro! perché tutti quei giorni di malattia? e perché non fai qualche straordinario in più come gli altri?» il capo isterico non sa; i capi non sanno mai, e non c’è bisogno di aggiungere altro.

Martina dolce bambina, ora prende sonno. così finalmente appoggia il biberon sul lettino rosa e prende sonno anche la mamma, prima dell’alba; quelle poche ore che le sono rimaste.

solo tre ore, massimo quattro per dormire.

la storia si ripete in quella piccola casa. una stanza in affitto, neppure sua veramente. un letto a una piazza e mezzo, che all’occorrenza diventa tavolo da pranzo, scrivania, prima fila per il cinema. lavoro oscillante come tutti, studio oscillante più degli altri; e nessuna novità, almeno non per lui.

così esce fuori sul piccolo balcone che dà sul palazzo di fronte; a prendere un po’ d’aria, a giocare con le stelle, che tra poco spariranno.

stavolta non vuole piangere, vuole ridere e ridere fino a farsi male, fino a quando i muscoli del viso gli fanno male. come quella volta al parco dei mostri, quando entravano nelle statue e pensavano di spaventare i turisti, saltando fuori all’improvviso e dire: siamo qua, ci vedete?

ecco perché vuole reagire, almeno stavolta e non pensare a lei, donna che pensava fosse sua per sempre. pazza più di lui, ma non fino a questo punto. poteva aspettarlo, poteva dargli l’ultima possibilità; lui poteva darsi l’ultima possibilità. il balcone è nero, come sempre; lì non ci arriva mai la luce, neppure di mattina.

Sergio fuma la sua sigaretta, altro che boccata d’aria.

si sporge per vederci meglio, una volta per tutte, perché non riesce a vedere oltre tutto quel nero. dove finisce il balcone e dove inizia il marciapiede di sotto?

squilla il telefono, ma non risponde.

potrebbe essere Nino con il solito cornetto, lui proprio non riesce mai a dormire. voglio un’altra mezz’ora fuori il mio balcone, manca poco e poi si vedrà.

bussano alla porta, torna dentro. quando la apre vede lei una maschera di lacrime, non sa perché è tornata, ma gli molla un bacio sul naso, poi sulle labbra, e poi solo lacrime ancora.

«va bene, va bene» le dice «usciamo a vedere l’alba»

quasi le 6 del mattino, aria umida stranamente.

prendono il solito mp3 nel cassetto; i Nirvana di Nevermind, due cuffiette per ognuno, e sapete già come va a finire. il balcone sembra meno alto, il buio sotto sta scomparendo. ora si vede il marciapiede con le mattonelle rialzate dalle piogge e dagli alberi. la voce sottotono di Kurt, canta Polly. alzano il volume abbracciati a terra e niente più parole. lui e lei con la coperta di pile poggiata sulle gambe, con il giorno che nasce e la notte che hanno ucciso. alba... ultima scena con lieto fine.





Ambra Simeone

Ambra Simeone è nata a Gaeta il 28-12-1982 e attualmente vive a Monza. Laureata in Lettere Moderne, ha conseguito la specializzazione in Filologia Moderna con il linguista Giuseppe Antonelli e una tesi sul poeta Stefano Dal Bianco. Collabora con l’Associazione Culturale “deComporre”. La sua prima raccolta di poesie “Lingue Cattive” esce a gennaio del 2010 per i tipi della Giulio Perrone Editore di Roma. Del 2013 è la raccolta di racconti “Come John Fante... prima di addormentarmi” per la deComporre Edizioni. La sua ultima raccolta di quasi-poesie esce quest’anno per deComporre Edizioni con il titolo “Ho qualcosa da dirti - quasi poesie”. È co-curatore de “Il Gustatore - quaderni Neon-Avanguardisti” che hanno ospitato Aldo Nove, Giampiero Neri, Peppe Lanzetta, Giorgio Linguaglossa, Paolo Nori e molti altri. Alcuni suoi testi sono apparsi su riviste letterarie nazionali e internazionali tra le quali l’albanese Kuq e Zi , la belga Il caffè e l’americana Italian Poetry Review e su antologie; le ultime due per Lietocolle a cura di Giampiero Neri e per EditLet a cura di Giorgio Linguaglossa.





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