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Sagarana La Lavagna Del Sabato 15 marzo 2014

ZADIE SMITH, IL BELLO DELLE CONTRADDIZIONI



Livia Manera


ZADIE SMITH, IL BELLO DELLE CONTRADDIZIONI



«Non capisco il senso di volere analizzare le persone. A me non interessano le persone. Mi interessano le cose che fanno» sta dicendo Zadie Smith con la sua voce bassa e sfuggente da cantante blues, nel salotto ancora un po' spoglio della casa di Willesden dove da un anno vive con il giovane poeta e romanziere irlandese Nick Laird. E non è solo perché questa è la casa del loro matrimonio - e perché è ancora un cantiere con gli operai che salgono e scendono le scale - che Zadie abitualmente non vi fa entrare estranei. La stampa notoriamente la inquieta, soprattutto quella pettegola inglese, ma le contraddizioni sono il sale del suo personaggio e non è raro vederla sui giornali in posa da diva. «Voglio una vita normale» dice alla sua maniera impaziente, come sempre animata e intensa. «Voglio potere andare in metropolitana e non essere fissata, voglio poter stare tranquilla in un caffè». Come se la gente di regola inseguisse gli scrittori al pari delle rock star. Ma il caso di Zadie Smith in effetti è particolare, perché il suo talento vivace, la sua bellezza esotica e i temi di estrema attualità della sua narrativa - come i conflitti culturali delle società multietniche - hanno fatto di lei, in questi anni tormentati e incerti, il volto presentabile e persino desiderabile dell' Inghilterra multiculturale. E se la Zadie Smith che ci sta davanti in questa stanza, sottile e struccata come una ragazzina di trent' anni, è la scrittrice ambiziosa e di solida formazione intellettuale che sei anni fa ha stupito il mondo con la freschezza e l' originalità di Denti bianchi, ha poi cercato di metabolizzare lo choc della fama nel meno felice L' uomo autografo e oggi è tornata alla vivacità della sua forma iniziale con On Beauty, che in primavera uscirà in traduzione italiana da Mondadori, va anche detto che è l' unica scrittrice al mondo ad avere i modi e l' allure della star. Per intendersi, così come ci sono molte persone che cantano ma c' è una sola Madonna, ci sono molte persone che scrivono ma c' è una sola Zadie Smith. «Oh, ma è proprio questo che trovo difficile del successo - dice con voce agonizzante -. Avrei voluto essere una scrittrice in mezzo agli scrittori e invece mi ritrovo sola. Guarda le quarte di copertina dei miei libri: non un giudizio firmato da uno scrittore, solo frasi prese dalle recensioni». Del resto quando a 19 anni, sulla base di sole 100 paginette, ha ricevuto un anticipo di 250 mila sterline per terminare Denti bianchi, la cosa destò reazioni forti (il libro ha poi venduto più di un milione di copie). «Fu come vincere la lotteria, a casa piombammo nel panico. Non abbiamo mai avuto soldi, non sapevamo nulla del mondo editoriale. Mia madre era convinta che ci avrebbero fatto causa perché non sarei riuscita a rispettare le consegne. Mio padre ha continuato a mandarmi dieci sterline alla settimana per anni». Intanto Zadie gli comprava una casa e gli organizzava la vecchiaia. «Questo hanno fatto i soldi che ho guadagnato: nessuno della mia famiglia dovrà andare all' ospizio». I padri sono un punto di forza nel suo universo narrativo: alcune delle pagine migliori le ha dedicate a Samad, il padre spaventato dai figli divisi tra l' assimilazione alla cultura inglese e il fanatismo islamico in Denti bianchi; alla visita struggente del protagonista di On Beauty, Howard, al genitore con cui ha perso ogni contatto; al padre e al figlio dodicenne che incantano nel prologo dell' Uomo autografo. Il padre di Zadie, inglese, stampatore di volantini pubblicitari, «ha cominciato a lavorare a 13 anni riempiendo di inchiostro i calamai di un ufficio, come in Dickens». La madre, giamaicana, è arrivata a Londra a 15 anni, è stata brevemente modella, poi segretaria e assistente sociale. Tre figli, un alloggio popolare a Willesden, quartiere multirazziale nella zona nordovest di Londra, e poi il divorzio. «Ero una bambina isolata, con un ego potente e la testa nei libri. Frequentavo una scuola dove l' essere neri o misti come me era la norma. Ma pativo di essere working class. Perché se sei veramente working class in Inghilterra non c' è storia, non c' è nulla da dire. Nasci, lavori e muori». Essere working class significa anche non potere condividere molte cose: «Mio padre per esempio non ha letto nessuno dei miei libri... Forse solo un po' di Denti bianchi. Per questo in On Beauty ho voluto fantasticare su una famiglia della middle class il cui padre insegna all' università. Perché mi chiedo sempre: come sarebbe se i tuoi genitori fossero come te?». L' università per lei è l' «altrove» assaporato prima a Cambridge, dove ha studiato («ammazzandomi di fatica e di debiti»), e poi a Harvard, dove ha insegnato di recente, per scoprire se la sua vera strada non sia quella dell' insegnamento. Anche questo in linea con le sue contraddizioni: un po' scrittrice brillante, un po' secchiona. «E la risposta è no, perché non so parlare agli studenti, riesco a esprimere le mie idee solo scrivendo e questo fa di me ancora di più una scrittrice». E al suo ritorno dall' America, che effetto le ha fatto questo quartiere in cui i lettori di Denti bianchi hanno visto lo specchio di una società che deve accomodare razze e culture in conflitto? «È così strano quando penso a quel libro e al suo mondo. Anche la stessa parola "Islam" oggi appartiene a un universo differente. Quando ero piccola i ragazzi musulmani erano quelli silenziosi in fondo alla classe che tutti ignoravano. Persino i sikh avevano più identità di loro. C' era una sala di preghiera coranica nella nostra scuola, ma non ci andava mai nessuno. Poi tutto è cambiato». Qui all' angolo, su Kilburn Avenue, c' è la più grande scuola islamica d' Europa. «Una volta mi fermavo a discutere con gli studenti. Ora ho smesso. Non ha più senso. Sono troppo pieni di rabbia». Ma aggiunge anche: «La cosa triste di Denti bianchi è che non saprò mai se sia davvero un buon libro, perché la chiave del suo successo è stata la preveggenza e di questo io ero inconsapevole, scrivevo soltanto storie che sentivo nel mio quartiere, come quella del fratello minore di un mio amico che era scomparso in Pakistan e poi si era saputo che era finito in un campo di addestramento terroristico. Ho avuto così tanti inviti dal governo dopo che è uscito il romanzo, ma non sono mai andata. Non è una mossa accorta per un' artista prendere il tè col primo ministro. Io non voglio essere una persona che scrive libri preveggenti o libri che vendono un sacco di copie. Io voglio essere una scrittrice molto brava. Voglio arrivare alla fine della mia vita con un lunga fila di opere pubblicate. Voglio che i miei libri contino. Non necessariamente per molta gente. Ma che contino sul serio».

 

L' autrice Zadie Smith è nata a Willesden, Londra, nel 1975. Il suo «caso» è esploso nel 2000 con l' uscita di «Denti bianchi», scritto negli anni del college, cui è seguito «L' uomo autografo» (entrambi editi in Italia da Mondadori) Il suo terzo romanzo, «On Beauty» (Hamish Hamilton), esce a fine maggio da Mondadori BESTSELLER «Non voglio vendere tante copie, voglio essere una brava scrittrice»






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