La polvere dei gesuiti

- Tratto dal primo capitolo del romanzo per ragazzi "Carla dalle mani d'oro" -


Annie Pietri

A Pascal Pietri, mio nonno.
Ad Anne-Marie, mia nonna:
ci sarebbe voluta la magia di
Minane per rivederci in tempo.

Mille grazie alla mia amica Nathalie
de Keyzer che mi ha prestato la sua
penna per scrivere una parola…

A Charlotte Ruffault e Cucile Térouanne:
grazie per la loro immensa pazienza, l'aiuto
e il sostegno che mi hanno offerto.



1

Venezia, marzo 1681….

Una Iberis amara¹! Minane sarà fiera di me!, Urlò Carla con un tono gioioso. Ci sarà utile, ci mancava!
Tra le mani stringeva un piccolo vaso di terracotta dove era piantato un tenero ed irto ramoscello con foglie lanuginose e dentellate, che oscillavano ad ogni passo che faceva la ragazzina. Attraversò una piazzetta assolata attorno alla quale le case dei pescatori, dai muri color pastello, si stringevano le une contro le altre. Al centro, la statua policroma di una madonna implorante, eretta sul suo piedistallo con gli occhi e le mani rivolti al cielo, sovrastava i passanti.
Arrivata all'angolo di una costruzione color ocra, in cui un pergolato sottolineava le finestre del primo piano, Carla affrettò il passo e, con un gesto meccanico, rimise a posto un ciocca dei suoi bei capelli neri, scappata dalla sua cuffia di pizzo. In questo umile quartiere di Venezia, lontano dal Canal Grande, dalle gondole dorate e dai palazzi imbandierati, gli echi della città non arrivavano che molto attenuati. Carla si insinuò in un labirinto di strade strette e fresche dove i raggi del sole penetravano solo sul mezzogiorno. Qua e là, all'altezza delle finestre del secondo e ultimo piano, della biancheria asciugava su delle corde stese tra le abitazioni una di fronte all'altra.
Sotto una bella mezza dozzina di lenzuoli bianchi, che ondulavano leggeri al vento, la ragazzina finalmente si fermò e, con l'aiuto del battente, bussò tre volte a una vecchia porta di legno patinato.
"Avanti!", le rispose Minane.
Sotto il portico, Carla gettò una rapida occhiata verso la corte interna dove una moltitudine di piante mediche, che lei conosceva a memoria, si allineavano, nei vasi o direttamente in terra, in un ordine perfettamente prestabilito. Certe varietà, più avide di spazio, strisciavano lungo la ghiaia e andavano addirittura ad attorcigliarsi attorno a un tronco di un olivo pluricentenario. La ragazzina sapeva che la voce della nonna non proveniva dal giardino e si accontentò comunque di andarci a deporre la sua pianta di Iberis Amara. Poi, con le mani acchiappò la sua gonna e la sottoveste e salì a tutta velocità le scale a chiocciola, fino al primo piano dove doveva trovarsi Anna Maria. Sboccò in una grande stanza profumata di cera, di brioche e di tisana, che fungeva come cucina, come salone e qualche volta anche come laboratorio. Una stanza dai soffitti alti, dalle pareti tinteggiate di un giallo oro che, una volta brillante ora con il passare del tempo tendeva più ad un color bronzo. In fondo, nella penombra, vicino ad una delle due finestre con le persiane semiaperte, una anziana signora, tutta vestita di nero era semidistesa su un divano.
Carla si avvicinò, le si sedette vicino e si chinò per abbracciarla. Anna Maria prese il viso della nipote tra le sua mani scure e rugose, fissò, prima l'una e poi l'altra, le sue pupille castane, il suo nasino all'insù, le sue labbra un po' spesse ma stupendamente disegnate, e depose un lungo bacio sulla sua fronte.
La complicità che le univa era così forte che Carla intuì subito un impercettibile ma inabituale tremolio nei gesti della nonna.
" Minane cosa c'è?", le chiese preoccupata.
Anna Maria era sempre stata franca e diretta: " Perché spendere parole inutili?", diceva sempre. " Le proroghe non cambiano la realtà dei fatti."
"Ho una brutta notizia da darti, ma ché rie", ammise finalmente.
"Almeno non sei malata!"
"No, io no, ma Battistina è affetta da una malattia ai polmoni. Sembra che il male sia già molto avanzato."
"Battistina? L'anziana che ha il chiosco in cima alla strada? La moglie del pescatore?"
"Carla, No! Allora, insomma! Parlo della tua cugina di Francia, la figlia di Giuseppe!"
"Certo, Minane! Dove ho la testa? Povera piccola… Ora quanti anni ha?"
"Ha appena compiuto sei anni…Che pena! Se solo tuo zio mi avesse portato questa fanciulla perché la allevassi, come te e tuo fratello quando i vostri genitori sono morti…oggi sicuramente non sarebbe malata!"
"Ma i suoi genitori non sono scomparsi"
Anna Maria alzò le spalle.
"E' la stessa cosa! Sua madre un bel giorno, tre mesi dopo la sua nascita, se n'è andata senza lasciare traccia di sé! Fuggita! Svanita nel niente! Giuseppe non l'ha più rivista, né ne ha più sentito parlare."
"E Perché è restato a Versailles?"
"Gli avrò chiesto cento volte di tornare con la bambina. E per cento volte mi ha risposto che amava più di ogni cosa il suo mestiere di gondoliere "a servizio di Luigi XIV" e che aveva trovato una buona balia per Battistina! Mi sono arresa alla sua decisione…E' lui che mi ha appena scritto una delle lettere più allarmanti. La piccola sta molto male, e Giuseppe non ha fiducia nel medico che l'ha visitata. Mi chiede di inviargli dei rimedi di mia produzione. Allora…"
Carla si alzò di un balzo, stropicciò fortemente le sue mani sul grembiule che copriva la sua gonna ed esclamò, togliendo la parola a sua nonna:
"Me ne occupo io, Minane! Non agitarti, sarà tutto pronto per domani!Come hai detto: una malattia ai polmoni.Allora questa bambina è tisica…Sappiamo se già sputa sangue? In ogni caso, io preparerò più pozioni! Da ora a quando il pacco sia arrivato a destinazione, la malattia può essere peggiorata…"
"Carla! Carla! Calmati! Ho un'idea migliore. Vieni a sederti di nuovo accanto a me."
"Ma Minane, bisogna fare veloce…Tu sai meglio di chiunque altro che non possiamo diminuire il tempo di macerazione delle piante…"
"Non prepareremo proprio niente."
"Ti rifiuti di curare tua nipote?", Carla si lasciò sfuggire con un tono di disapprovazione.
"Niente affatto! Ho solo detto che avevo un'idea migliore. Te lo spiegherei volentieri se solo ti volessi calmare, zittire un istante e ascoltare quello che ho da rivelarti."
"Perdonami, Minane. Ti ascolto."
"Io invierò a Battistina ciò che di meglio posso offrirle, che possa sia curarla che rassicurare suo padre, mio povero ragazzo che è al culmine dell'angoscia. Il viaggio da Venezia a Versailles è lungo. Le pozioni che tu ti accingevi a preparare con tanta premura arrivate a destinazione probabilmente sarebbero svanite e dunque inefficaci. No. Non è in questa maniera che dobbiamo procedere…E' necessario che le macerazioni e le altre distillazioni siano fatte sul posto."
Carla inarcò le sopracciglia.
"Se ben capisco", ripeté a voce alta e chiara, senza lasciare il tempo a sua nonna di finire il discorso, "bisogna preparare dei sacchetti con piante medicinali essiccate e redigere il loro modo d'utilizzo all'attenzione di Giuseppe. Tutto questo ci occuperà un tempo infinito! Lontana da me l'idea di non avere stima in mio zio, ma saprà sfruttare al meglio gli ingredienti e le consegne che gli invieremo?...E poi la medicina delle erbe è una faccenda da donne nella famiglia Fiorentino, tu non smetti mai di ripetermelo da quando sono nata!"
Anna Maria sospirò:
"Mio Dio, come sei impetuosa!E in più chiacchierona!Mi fai parlare per favore?"
"Si, Minane!"
"Una volta per tutte, non invieremo né rimedi né ricette a Giuseppe. Ci ho ben riflettuto. La miglior soluzione e che tu li raggiunga per curare Battistina, sul posto, a Versailles!"
Cadde il silenzio nella stanza. Carla, una volta tanto incapace di proferir parola, posò sulla nonna uno sguardo incredulo.
Anna Maria si alzò per andarsi a sedere accanto alla nipote.
"Non dici più niente?", ironizzò.
"Non andrò in Francia, né a Versailles né da nessuna altra parte."La ragazzina dichiarò con una voce fioca. "Voglio restare a Venezia accanto a te."
"A questo punto, tocca a me chiedere se ti rifiuti di curare tua cugina."
"Io sono pronta a farle portare i rimedi più efficaci, elaborati con le piante migliori e le più rare. Ma se partissi sarei troppo preoccupata nel saperti sola. Sicuramente non sarebbe mio fratello, quel fannullone di Paolo, che si occuperebbe di te! Per tanti anni ti sei presa cura di noi, hai sacrificato tutto per noi, fino a utilizzare tutte le tue forze per guadagnare di che nutrirci, per educarci e anche per farci imparare il francese. E ora, alla tua età, vorresti che ti abbandonassi? Per niente al mondo!"
"Oh! Ma io non contavo su Paolo per vegliare sui miei vecchi giorni, per la buona ragione che partirà con te!"
"Cosa?", scoppiò Carla. "Anche questo povero diavolo farebbe parte del viaggio? E per quale ragione, per favore? Non capisce niente di medicina!"
"Ma Chérie, malgrado tutto non capisci che a diciassette anni dovrei lasciarti attraversare tutta sola mezza Italia e quasi tutto il regno di Francia?"
"Appunto è troppo pericoloso!Non andrò da nessuna parte."
"Non puoi rifiutare. Battistina è tua cugina! Lei è la mia discendenza, come te e Paolo."
Carla abbassò la testa, l'aria addolorata. Sapeva che niente avrebbe fatto riflettere sua nonna.
"Ho già fatto preparare tre bauli da viaggio", continuò. "Uno per i tuoi vestiti, un altro per quelli di Paolo e uno più grande, pieno fino a scoppiare, di ogni tipo di piante essiccate, come il grande libro delle ricette nel quale ci sono tutte le preparazioni dettagliate. In una borsa, ho riunito una parte dei miei risparmi, e ho riservato due posti nella diligenza che parte domani all'alba."
"E il mio studio di sartoria al teatro?" si azzardò a chiedere la ragazzina.
"Tu sei una sarta senza pari. Ho scritto a Giuseppe perché ti trovi un posto in una buona sartoria dove sapranno apprezzare le tue qualità. Abbi fiducia in lui."
Carla posò la sua testa sulla spalla della nonna.
"Accetto, Minane. Ti voglio troppo bene per negarti questo favore. Ma tu mi mancherai. Anche Venezia e il carnevale…Sono sicura che a Versailles le persone sono tristi e annoiate…"
"Ti sbagli, mia amata. Non esiste nessun posto in Europa con una corte così brillante e gioiosa come quella di Luigi XIV. E' un continuo di feste sontuose, banchetti, balli e fuochi d'artificio! Per quanto riguarda la magnificenza niente può uguagliare gli ori, i marmi e i cristalli del castello, lo splendore e la perfezione dei giardini con tutte le vasche e i loro getti d'acqua. E poi, anche là c'è un Canal Grande dove naviga la flottiglia del re. E' là che tuo zio Giuseppe ama lavorare. "
" Come fai a sapere tutto queste cose su Versailles?... Io credevo che tu non avessi mai lasciato la Serenissima!"
"Infatti, non sono andata più lontano di Milano, per il matrimonio di uno dei miei fratelli. Preferisco viaggiare con l'immaginazione ascoltando o leggendo i racconti degli esploratori e degli studiosi. In questo modo ho imparato molto. Ma, per ora, quello che so si riassume in poche parole…"
L'anziana donna sospirò e, fedele al suo franco parlare, annunciò:
"Tu partirai e sicuramente non ti vedrò mai più."
"Si, Minane!", esclamò Carla. "Noi ci rincontreremo! Te lo prometto! Del resto, io non resterò in Francia. Non accetto di lasciare Venezia se non a condizione di ritornarci una volta compiuta la mia missione!"
Anna Maria posò l'indice sulle labbra della nipote.
"Forse sarà troppo tardi… Quanto tempo mi resta ancora da vivere? Sono già troppo vecchia. I giovani sono l'avvenire della nostra famiglia, tu, Battistina e Paolo. Ora siete voi che contate! Molti di più di una vecchietta come me! Da un giorno all'altro può venirmi una malattia e portarmi via in poco tempo, a meno che la vecchiaia non mi consumi poco a poco nel corso di lunghi anni. Ma tu lo sai: polvere, un giorno tutti noi ritorneremo polvere…Dio provvede per noi, semplici mortali, nessuno conosce il proprio destino…In compenso, voglio rivelarti qualche segreto che potrebbe molto cambiare il tuo."
Sconvolta da tanta lucidità, la ragazzina fu tuttavia sorpresa dalla scintilla di malizia che brillava negli occhi della nonna, il mistero che traduceva l'espressione del suo viso e l'agitazione delle sue vecchie mani che strofinava l'una contro l'altra.
"Di cosa si tratta?", domandò, impaziente.
"Innanzitutto, voglio darti la ricetta di una pozione che ancora non conosci. Viene da molto lontano, dal Perù, credo, si chiama la polvere dei Gesuiti…E' una scorza molto amara, quella della china. Ridotta in polvere e macerata nel vino, dona un liquore dai migliori effetti per la salute! Fa scendere la febbre, e i malati ritrovano forza e vigore. Gli scritti sono espliciti, questo prodotto ha già salvato numerose vite. Ma le sue qualità sono conosciute solo dagli Spagnoli, dai Veneziani e dagli Inglesi..non ancora dai Francesi. Che ne diresti di essere colei che porterà questo rimedio quasi miracoloso alla corte di Luigi XIV?"
"Io parto solo per curare Battistina, non la corte del re di Francia!"
"Il liquore di china ti sarà molto utile per guarire tua cugina, credimi, ma la notorietà si diffonderà, è inevitabile. In tal caso, sarà meglio provare che tu utilizzi un vero rimedio, anche se così nuovo, perché non ti accusino di stregoneria. Da tre o quattro anni sfortunatamente è molto alla moda in Francia. Si raccontano le cose peggiori…Le persone sono pronte ad avvelenare padre e madre, fratelli e sorelle, vicini sbraitoni, bottegai disonesti, basta che tutto questo porti loro dei soldi! Non vorrei che ti arrivi della sventura a causa delle mie ricette di pozioni."
"Ma in fin fine, Minane, noi non utilizziamo altro che piante!"
"Certo, ma in fatto di botanica, la dose utilizzata conta più di tutto. Te l'ho ripetuto cento volte, in scarsa quantità le erbe fanno meraviglie. In massa, possono uccidere. E poi le piante medicinali non sono più alla moda; i medici se ne servono ancora, il problema è che ci aggiungono ogni tipo di materia animale, minerali e chissà cos'altro ancora, che infettano i miscugli, rendendoli addirittura pericolosi. Ma per ciò che ci riguarda, ma chèrie, la scienza delle erbe non è tutto. Ho il potere di trasmetterti un dono molto raro…Attenzione, è "il segreto" delle donne della nostra famiglia. Io lo custodisco gelosamente da quando la mia nonna me lo ha trasmesso. Ma prima che ti dica di cosa si tratta, Carla, tu mi devi giurare di rispettare la tradizione delle donne del tuo clan. Custodire bene "il segreto" e non rivelarlo che a Battistina quando avrà la tua età, a tua figlia, se un giorno ne avrai una, oppure a tua nipote. La china non è niente a confronto con questo dono che ha veramente della magia e potrebbe spedirti al rogo."
"Ti giuro di mantenere il segreto, ma, se ho ben capito", intervenne Carla, con voce sicura " dovrò restare a Versailles molto più tempo di quello che pensavo…Minane, te lo ripeto: io non voglio che tu abbandoni questo mondo senza averti abbracciata un'ultima volta! Io non partirò da Venezia se non accetterai questo patto!"
Anna Maria fece uno sforzo per cacciare il suo turbamento. Rifletté qualche istante e riprese con una voce mal ferma:
"In tal caso, bisognerà che ti possa avvisare del mio stato di salute. Ci sono dei piccioni viaggiatori, ma arrivano raramente a destinazione. No, bisognerà usare della magia, nel più stretto riserbo, naturalmente…Ho un'idea. Ecco cosa faremo…In Francia tu non potrai procurarti della scorza di china, così te la invierò io tutti i mesi, con un graziosa maschera…So che ti piacciono da impazzire. Il giorno in cui sentirò che la mia fine è vicina, tu lo saprai grazie al pacchetto che riceverai."
"Che cosa avrà di particolare?"
"Fidati del tuo istinto e capirai senza difficoltà. Da quel giorno se vorrai rientrare a Venezia per vedermi, dovrai…"
Minane si protese all'orecchio di Carla e le fece un discorso abbastanza lungo.
"…Se tu fallisci resta a Versailles. Dio non avrà permesso che ci ritrovassimo", concluse sempre così diretta.
"E' orribile!"
"Forse, ma non abbiamo altra soluzione", sospirò Anna Maria. "Ascolta ora devo rivelarti "il segreto". Sei pronta?"
"Si, lo sono, Minane."
"Allora, dammi le tue belle mani. Chiudi gli occhi e soprattutto non aprirli. Ecco, così, molto bene…Non ascoltare nient'altro che la mia voce…Un luce intensa ti abbaglierà, sentirai un fluido percorrere tutto il tuo corpo, invadere il tuo spirito. Non parlare…Ti addormenterai e, al tuo risveglio, la forza immensa di questo potere sarà con te per sempre…Ti permetterà di fare del bene curando tutti i dolori, i più piccoli come i più grandi, semplicemente con l'imposizione delle tue mani…Potrai utilizzarlo ogni volta che sarà necessario, ma ricordati: sii discreta e non parlarne mai. Soprattutto in Francia…Laggiù, le persone credono che il male sia un dono di Dio, inviato loro per punirli o metterli alla prova. Sopprimere il dolore, è andare contro la volontà del Signore! E' un grave peccato…forse persino stregoneria! Non fidarti dei medici, Carla…Ricordati bene tutto ciò, mia cara bambina. Ricordati, Carla…"

"Carla!, Carla! Svegliati! Ma allora! Apri o no gli occhi!", brontolò Paolo scrollando sua sorella senza riguardo. "Dormi come un ghiro dall'ultima sosta, e per colpa di queste maledette strade cadi continuamente su di me. Non sono mica un cuscino.!"
"Sognavo Minane", balbettò la ragazzina tutta assonnata e scompigliata a causa del brutale risveglio.
"Sai che fortuna!", la rimproverò alzando le spalle.
Paolo era terribilmente arrabbiato con sua nonna per averlo obbligato ad accompagnare sua sorella a Versailles. A diciannove anni, da un giorno all 'altro, aveva dovuto abbandonare tutti i suoi amici e soprattutto Giulia di cui era, in segreto, perdutamente innamorato.
Quanto a Carla, si era rassegnata e si era buttata a capofitto nella sua missione a tal punto che ogni volta che chiudeva gli occhi, riviveva in sogno la lunga conversazione che aveva avuto con Anna Maria prima della sua partenza. Era per non dimenticare tutto quello che le aveva rivelato? Era per persuadersi che lei, Carla Fiorentino, diciassette anni, orfana, aveva davvero nelle sue mani il favoloso potere della guarigione?
Nella borsa di tela che era sulle sue ginocchia, sentiva, attraverso il loro involucro le scorze di china. Questo nuovo rimedio, la sua conoscenza delle piante e il "il segreto" delle donne Fiorentino la portavano lontana dai costumi e dalle scene del teatro, per il posto dove il suo destino doveva compiersi: al capezzale di sua cugina Battistina…
La diligenza ora aveva lasciato la strada e andava lentamente lungo un viottolo pavimentato che scendeva verso il centro di un piccolo borgo.
"Carla! Guarda!", urlò Paolo sferzando a sua sorella una gomitata nel fianco. Laggiù, i tetti dorati! E' il castello di Versailles!"


Nota:
1 - Pianta medica.



Annie Pietri "Carla dalla mani d'oro" ("Carla aux mains d'or"), ed. Hachette Jeunesse, 2005 (traduzione di Samanta Catastini)



Annie Pietri è nata a Parigi nel 1956. Dopo gli studi di medicina, si orienta verso l'ortofonia. Solo nel 1995 inizia a interessarsi alla scrittura. E' lavorando su dei libri-gioco con i suoi piccoli pazienti con difficoltà d'apprendimento nella lettura che la voglia di scrivere si fa strada nella sua testa…Nel 1998 appare il suo primo libro Il palazzo dai 100 banchetti, nato dalla sua passione per la reggia di Versailles. Dopo ha pubblicato Gli aranci di Versailles, e La spia del re sole, che hanno riscosso un successo internazionale.

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