RAZZISMO E ASSASSINIO DI MASSA

- Brano del saggio Il razzismo in Europa -

George L. Mosse

Il passaggio dalla teoria alla pratica nella politica ebraica del nazismo costituì il presupposto indispensabile alla " soluzione finale della questione ebraica ". Tutti coloro che vi furono coinvolti - vittime e persecutori - non avevano potuto prevedere che questa politica sarebbe sfociata in un assassinio di massa senza precedenti nella storia, e ciò anche dopo la dura svolta avvenuta nell'inverno del 1937. Quando, per la prima volta, Hitler impartì segretamente l'ordine verbale di dare pratica attuazione alla soluzione finale e ne affidò l'esecuzione alle SS, tra le sfere dirigenti di queste ultime il fatto aveva suscitato una certa meraviglia. Eppure non si sarebbe dovuto dubitare che per Hitler il razzismo fosse una cosa seria, anche se la sua volontà di portarlo sino alle conclusioni logiche non era stata altrettanto chiara sino al momento in cui i tempi non gli parvero maturi.
La legge del 14 luglio 1933 per prevenire la nascita di bambini malati era un provvedimento eugenetico in base al quale la sterilizzazione era volontaria, eccettuati alcuni casi previsti con grande precisione. Ma prima ancora che fosse passato un anno, le sterilizzazioni erano diventate obbligatorie e non era più necessario ottenere il consenso della vittima. Furono fissati i tipi di malattia ereditaria che la sterilizzazione avrebbe dovuto impedire seguendo il criterio della capacità dell'individuo in questione di far fronte con successo alle necessità della vita e della sua prevedibile capacità di affrontare i pericoli della guerra. Entrambe queste considerazioni non avevano nulla a che fare con le usuali definizioni di malattia, ma erano invece relative alla possibile utilizzazione dell'individuo malato a vantaggio dell'intera società
Chi era affetto da malattie congenite fu considerato un essere improduttivo e il concetto di produttività aveva un grande peso nel pensiero razzista, secondo il quale la razza superiore è stata sempre definita come produttiva, mentre quelle inferiori non erano ritenute capaci di esibire alcun frutto tangibile del loro lavoro. Il libro che ebbe la massima influenza sugli eugenisti nazisti era imperniato proprio su questo problema; il malato congenito e coloro che hanno perduto la volontà di lavorare dovrebbero essere soppressi perché la comunità deve essere sollevata dall'onere di prendersi cura dei suoi membri inutili. L'avvocato Karl Binding e il medico Alfred Hoch avevano scritto La rinuncia alla vita indegna affinché essa possa essere distrutta (Die Freigabe der Vernichtung Lebensunwertes Lebens, 1920) durante gli anni della crisi economica postbellica. Secondo le loro teorie, mantenere in vita coloro che avevano cessato di essere utili a se stessi e alla società voleva dire sfruttare la volontà di lavorare degli altri e sprecare le ricchezze delle persone sane e produttive; i due autori contrapponevano il sacrificio di cui la gioventù era stata la vittima in guerra con lo sperpero causato dall'assistenza dovuta a queste inutili esistenze. L'eutanasia, concludeva il libro, era basata sul rispetto "della volontà di vivere di ciascun individuo".
Binding e Hoch non erano razzisti e nel loro libro non si trova alcuna argomentazione basata sull'eugenetica razziale. Ma il concetto di utilità sociale, di capacità al lavoro e, ultima, ma non per importanza, l'idea che alcuni individui dovessero essere uccisi perché altri potessero vivere una vita completa, furono facilmente integrati nelle concezioni razziali. Le qualità lodate da Binding e Hoch erano anche quelle che caratterizzavano la "razza padrona " e l'eutanasia divenne perciò l'esito necessario dei tentativi di migliorare la razza liberandola dai parassiti.
Quando Hitler, il 1° settembre 1939, diede più ampi poteri ai medici e agli avvocati scelti per applicare il programma nazista, già si erano verificati casi di soppressione di individui affetti da malattie mentali e da anomalie fisiche. Il decreto sull'eutanasia fu predatato da Hitler in persona al primo giorno della seconda guerra mondiale - un gesto più significativo dello stesso decreto amministrativo. Hitler considerava la vittoria dell'ariano come l'obiettivo primario del conflitto: per lui era necessario non solo mettere le razze inferiori al loro posto, ma anche preservare gli ariani da qualsiasi potenziale fattore di indebolimento. Eutanasia e guerra erano altrettanto interdipendenti che guerra e soluzione finale. Durante il dicembre 1939 tutti i manicomi tedeschi furono obbligati a rispondere a un questionario sull'identità di ogni paziente e sulla durata della sua degenza; chiunque fosse stato ricoverato per cinque o più anni veniva sottoposto ad una attenta osservazione: era, lui o lei, pazzo criminale, schizofrenico o demente senile? In seguito tali malati sarebbero stati trasferiti in istituti del tipo di Grafeneck o Hadamar che, ritenuti segreti, erano invece noti a tutti come luoghi dove si praticava l'eutanasia. L'elenco delle malattie che comportavano il trasferimento veniva costantemente aggiornato, ma erano tutte infermità difficili ad essere definite con esattezza. Solo una " malattia " non suscitava equivoci: tutti i pazienti ebrei dovevano essere uccisi a prescindere dalla diagnosi. Gli ebrei malati mentali e neuropatici costituirono l'avanguardia dei 6 milioni di ebrei condannati a morte. Nel 1940 fu escogitato un nuovo questionario, in cui ora si chiedeva apertamente se i pazienti fossero abili al lavoro; nello stesso tempo si autorizzarono medici non specialisti in psichiatria a prendere parte alle operazioni di selezione.


Non mancarono delle resistenze e alcuni fra i più famosi istituti per malati mentali tedeschi rifiutarono di riempire il questionario, cavandosela in questo modo. Ma vi furono anche alcuni genitori e parenti che chiesero l'uccisione dei propri figli malati. Non era possibile mantenere segreta l'eutanasia, perché essa si praticava in istituti vicini a centri abitati e ben presto genitori e parenti si insospettirono per tante morti troppo improvvise. Le Chiese presero l'iniziativa della protesta e tra i primi a far sentire la propria condanna furono il vescovo protestante Theophile Wurm e il vescovo di Berlino Konrad von Preysing. Fu tuttavia il vescovo di Münster Clemens August Galen a suscitare il massimo scalpore quando, il 31 agosto 1941, rendendo pubblico il programma, esclamò che se le cosiddette persone improduttive potevano essere uccise come delle bestie, allora " guai a noi tutti quando saremo vecchi e deboli ". Questa rivelazione fu solo il momento più drammatico del senso di insicurezza che l'eutanasia aveva diffuso tra l'intera popolazione.
I nazisti cercarono di rendere popolare l'eutanasia prospettandola come un sacrificio che si sarebbe risolto in un beneficio per la vittima, e per diffondere tale interpretazione si servirono di un film; in Io accuso (Ich klage an, 1941) si tentava di dimostrare l'innocenza di un medico che aveva ucciso la moglie malata incurabile. Vi si faceva riferimento agli eroici tempi dei romani quando simili morti erano permesse e agli antichi germani che avevano ammesso l'uccisione per pietà. Solo in un punto del film vi era un indiretto riferimento all'uccisione di un malato mentale, ma esso era fatto nel contesto delle argomentazioni di Hoch e Binding, in modo da sottolineare l'assurdità di mantenere un personale numeroso e molti edifici allo scopo di far sopravvivere "poche miserabili creature ". Il film non fece grande impressione, ma i nazisti, nel loro sforzo verso la totalità ogni volta che fosse loro possibile, si servirono del cinema per divulgare le loro iniziative politiche, ritenendo l'immagine molto più efficace della parola scritta a trasmettere un messaggio. Così, i rastrellamenti degli ebrei nel 1940, ovunque avvennero, furono accompagnati dalla proiezione di un film antisemita, Süss l'ebreo (1940), che riscosse un grande successo. Süss Oppenheimer era un cortigiano ebreo del secolo XVII, giustiziato perché sospettato di sfruttamento e corruzione dello stato tedesco del Württemberg. Il film fu molto più popolare di Io accuso, forse perché il soggetto non toccava la vita quotidiana del tedesco medio e lo stereotipo razziale vi era molto ben presentato.
Malgrado la grande propaganda a favore dell'eutanasia, poco dopo il sermone del vescovo Galen Hitler diede l'ordine di sospendere il programma: le proteste del clero, unite all'ostilità dell'opinione pubblica, lo avevano convinto che i tempi non erano maturi per simili provvedimenti. Ciononostante l'eutanasia continuò ad essere sporadicamente praticata in segreto.
Quando però si giunse alla soluzione finale non è dato trovare in nessun ambiente un'opposizione analoga a quella che aveva provocato la fine ufficiale del programma di eutanasia. Anche in questo caso i tedeschi trasgredirono " le leggi di Dio e della natura " uccidendo gli ebrei convertiti, senza tenere in alcun conto il sacramento del battesimo; ma in questa occasione furono coinvolti pochi fedeli, nessun parente prossimo fu colpito da morte improvvisa e perciò non si diffuse tra la popolazione tedesca alcun senso di insicurezza. L'eutanasia riguardava tutti i tedeschi, mentre la deportazione e la morte degli ebrei toccava solo una minoranza, che era stata già " messa con le spalle al muro ", proprio come aveva detto Hitler, e separata dalla popolazione nel suo complesso.
Il programma di eutanasia portò alla morte circa 70.000 persone, tra le quali un'alta percentuale di bambini e ragazzi. All'inizio si sparava alle vittime per ucciderle, ma presto si usò il gas in stanze che simulavano delle docce. Qui è evidente il collegamento tra l'eutanasia e il metodo alla fine adottato per l'assassinio in massa degli ebrei. Ma il nesso tra eutanasia e annientamento degli ebrei fu anche più stretto. La pratica dell'eutanasia volle dire che i nazisti avevano preso sul serio il concetto di vita " indegna ", e una vita così definita era caratterizzata da improduttività e da un aspetto esteriore degenerato. La psicologia di Lombroso ha svolto un ruolo importante nel procedimento di selezione per l'eutanasia: la deformità fisica fu considerata un segno di malattia mentale. Mentre i concetti di improduttività e i pregiudizi sull'aspetto fisico erano stati da sempre applicati agli ebrei, l'eutanasia mostrò per la prima volta la determinazione di Hitler di distruggere una vita considerata per tali motivi indegna, ed ha un sinistro significato il fatto che il malato mentale e l'ebreo fossero definiti in modo molto simile.
Contemporaneamente a tutto ciò il regime era convinto che si dovesse costantemente migliorare la stessa razza ariana. Persino quando fu liquidata la " vita indegna ", Heinrich Himmler tentò di varare dei programmi tendenti a convertire in realtà le utopie sulla procreazione razziale che avevano affascinato i teorici della razza sin dai primi anni del secolo XX. Si cominciò a scegliere le SS secondo criteri razziali molto rigorosi, prescrivendo che gli aspiranti presentassero non solo la propria genealogia, ma anche la fotografia. Il Lebensborn (letteralmente " la fonte della vita ") fu istituito nel 1936, perché le donne madri di figli razzialmente puri potessero ottenere migliori cure mediche anche nel caso in cui non fossero sposate. Furono incoraggiati rapporti di appartenenti alle SS dei quali si riconosceva il valore razziale con donne razzialmente pure; ma gli ideali borghesi di Himmler frenarono questi tentativi di procreazione selettiva: per lui la soluzione era il matrimonio e i membri scapoli delle SS non avrebbero mai ottenuto promozioni, mentre quelli con molti figli potevano contare sulla sua benevolenza. Alla fine, gli insediamenti pianificati di contadini tedeschi in territori slavi sarebbero serviti, oltre che da avamposti difensivi, da fattorie per il miglioramentodella razza, realizzando in tal modo quel tipo di isolato paradiso ariano sognato da uomini come Willibald Hentschel.
L'eutanasia era un aspetto del confronto instaurato tra una vita indegna e una considerata particolarmente degna di perpetuarsi e si fondava proprio su quei concetti di razza inferiore e superiore di cui queste pagine sono piene. Ma gli ebrei non furono scelti solo a causa dei cosiddetti segni di degenerazione fisica, o della loro cosiddetta mancanza di produttività, ma anche per la loro supposta criminalità. Il concetto nazista di criminalità era imperniato sulle teorie di Cesare Lombroso, secondo il quale il criminale abituale era "un essere affetto da atavismo, che riproduceva cioè nella propria persona gli istinti feroci dell'umanità primitiva e degli animali inferiori". Questa degenerazione (come la chiamava Lombroso) si palesava nelle deformazioni fisiche del cranio, ma poteva essere deforme anche l'intero corpo. La frenologia aveva aggiunto a questo concetto l'assunto (ripreso da Gall) che "le teste dei ladri si somigliano più o meno tutte per la forma", e anche che i criminali, poiché sono dei "violenti", sono degli e sradicati" e ricadono nel nomadismo". Lombroso aveva creduto che i criminali abituali non potessero essere riabilitati, perché era il loro stesso aspetto fisico ad essere coinvolto nelle loro azioni e perciò essi dovevano essere condannati a morte. Gli ebrei, a causa della loro razza, erano considerati dai nazisti dei criminali abituali e quindi giustamente destinati all'annientamento.
Questo concetto di criminalità è stato ignorato dagli studiosi dell'olocausto, anche se la letteratura e il cinema nazisti ne sono pieni. Non vi è dubbio che la fede riposta in questo concetto di criminalità abbia facilitato l'accettazione dell'assassinio degli ebrei, perché essa era penetrata a fondo nella coscienza popolare ed era uno dei temi non solo della letteratura võlkisch e nazista, ma anche di quella popolare, con la sua netta distinzione tra il buono e il cattivo, e con i suoi criminali, la cui apparenza fisica denunciava la loro opposizione alla legge. In un certo senso in queste storie si perpetuavano le teorie sulle malvagie caratteristiche mentali e fisiche ritenute tipiche della malavita da autori come Balzac ed Eugène Sue''. Almeno per alcuni gli ebrei erano proprio dei personaggi degenerati di questo tipo e, se anche non provenivano dalle fogne di Parigi, erano pur sempre paragonati ai topi. E infatti era proprio così che gli ebrei erano stati raffigurati nel film di grande successo Süss l'ebreo, quando si affrettavano a entrare nella città di Stoccarda dopo che il duca del Württemberg aveva consegnato lo stato nelle loro mani attraverso il suo ministro Süss Oppenheimer. Fu appunto nei giorni in cui il film veniva proiettato che gli ebrei in carne e ossa furono rastrellati e deportati all'Est.
Solo gli ebrei furono scelti per lo sterminio e per essi non si pose nemmeno il problema della loro utilità. Non vi furono questionari per salvare alcuni ebrei e condannarne altri. Persino l'assassinio degli zingari, che più somigliò all'olocausto degli ebrei, ebbe un carattere selettivo. Eva Justin, l'esperta nazista cui era stato affidato il problema degli zingari, diceva che essi erano "nomadi primitivi" e amavano il "dolce ozio": prevaleva ancora una volta l'etica del lavoro - l'ideale della produttività come parte di quei valori della classe media che zingari, malati cronici ed ebrei avevano tutti violato. Ma Himmler pensava di creare degli insediamenti agricoli per alcuni zingari sottomessi, dato che li considerava discendenti dell'originaria razza ariana, mentre dovevano essere uccisi quegli zingari che si erano imbastarditi con sangue straniero. Himmler perciò salvò alcuni zingari, anche se la maggioranza di loro fu messa a morte. Fu una cosa abbastanza orribile, ma nessun ebreo poté pretendere di avere vincoli di sangue con ariani per essere salvato. Si racconta che Himmler, guardando alcuni ebrei diretti verso la camera a gas, abbia scorto un ragazzo biondo e con gli occhi azzurri e gli abbia domandato se fosse ebreo e se entrambi i suoi genitori fossero ebrei; quando il ragazzo rispose affermativamente, Himmler replicò: " peccato, allora non ti posso salvare ".
Persino il trattamento dei polacchi sotto il regime nazista non mirava al loro sterminio, anzi essi dovevano diventare un popolo di schiavi; i massacri avvenuti durante la conquista nazista della Polonia nel 1939 furono per lo più perpetrati ai danni dell'intellighentzia polacca perché in tal modo i polacchi, privati dei loro intellettuali, preti ed educatori, si sarebbero più docilmente prestati, secondo quanto sostenevano i nazisti, a diventare degli schiavi della razza superiore. È stato ritenuto che il razzismo abbia portato alla rinascita della schiavitù, non solo negli imperi d'oltremare, ma nella stessa Europa. Infatti la schiavitù fu messa in pratica nei confronti di alcuni polacchi, e anche di molti ebrei, che furono " dati " ai comandanti dei campi di concentramento nazisti e alle loro famiglie perché li facessero lavorare come meglio credevano. È stato anche affermato non a torto che le centinaia di migliaia di ebrei che lavoravano nelle fabbriche belliche o tessili installate nei ghetti abbiano costituito una mano d'opera schiavizzata, perché essi non erano pagati e ricevevano solo un po' più di cibo degli altri. Tale lavoro nelle fabbriche, o per il vantaggio privato dei comandanti delle SS, sembrò offrire almeno una vaga speranza di sopravvivenza. Per gli ebrei (ma non per i polacchi) tale speranza si rivelò illusoria. La rinascita della schiavitù non deve però essere messa sullo stesso piano dello sterminio di un intero popolo: la schiavitù è stata un alleato tradizionale e un obiettivo del razzismo, la soluzione finale della questione ebraica è stata qualcosa di nuovo e assolutamente senza precedenti.
Il massacro che sembrò maggiormente assomigliare alla soluzione finale fu il tentativo turco, nel 1915 e 1916, di deportare gli armeni nel deserto siriaco e di ucciderne il maggior numero possibile. Fu un'operazione realizzata durante l'emergenza della guerra (proprio come il più tardo massacro degli ebrei), con l'intenzione di liberare una volta per sempre la Turchia da una minoranza irrequieta e motivo di divisioni. Le statistiche variano sul numero degli armeni uccisi, ma la cifra di 750.000 sembra abbastanza vicina al vero. Questo massacro non ebbe motivazioni razziali, perché la conversione all'Islam era un mezzo per sopravvivere. Gli armeni che vivevano radunati in villaggi e in città (e non sparsi come molti ebrei) opposero sin dal primo momento resistenza e talvolta cacciarono i turchi. Inoltre, a quei tempi, i metodi burocratici e le moderne tecniche della macchina omicida nazista non erano stati ancora perfezionati, anche se le uccisioni furono eseguite da una commissione centrale pianificatrice.
Questo massacro contribuì ad assuefare l'Europa a eventi del genere e ad attenuare la voce delle coscienze - un processo che fu accelerato dall'invasione giapponese della Manciuria quando, nel 1932, gli europei furono quotidianamente aggrediti da notizie su un numero inaudito di morti. Ma ancora una volta si trattò di un massacro che avveniva in luoghi remoti, tra popoli di cui gli europei poco sapevano e ancor meno si curavano. Gli eventi cruciali che abituarono la gente sia alla morte di massa che alla violenza di massa furono la prima guerra mondiale e le sue conseguenze. In Germania in particolare, come già abbiamo visto, la guerra favorì l'immagine dell'eroe spietato, consacrato alla violenza "pur di salvare la razza".





(Tratto da Il razzismo in Europa - Dalle origini all'olocausto, Laterza editori, 1978, Bari.)




George L. Mosse (1918-1999) è stato uno dei più grandi storici del nazismo e del fascismo. Ha insegnato nell'Università di Madison (Wisconsin) e nell'Università ebraica di Gerusalemme. Tra le sue opere tradotte in italiano, Sessualità e nazionalismo. Mentalità borghese e rispettabilità; Il fascismo. Verso una teoria generale; Intervista sul nazismo; L'uomo e le masse nelle ideologie nazionaliste; Le guerre mondiali; Di fronte alla storia.



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