Perpetuo: continuo, incessante, perdurabile

Quella telefonata, ad un'ora incerta e dal nostro paese lontano ci svegliò in modo imperioso e mise in moto la nostra inesauribile memoria.

Martin cominciò ad evocare avvenimenti della sua adolescenza e a recitarli come chi racconta un dolce sogno dal quale non vuole uscire. Disse di quella mattina, mentre andava a scuola e di quel gruppo di ragazzi più grandi, che gli continuava ad inseguirlo, e di lui che gli lanciava arance enormi prese da un albero sul marciapiede. Martin era concentrato nel suo ricordo, io controllavo le lancette dell'orologio con una stanchezza assoluta e con un'idea chiara: alle sette del mattino dovevo andare a lavorare. Cercai di non essere troppo diretta:

- Buon riposo… -e lo baciai sulla guancia con la dolcezza dei momenti più intimi.
- Che?, vuoi fare l'amore un'altra volta? -mi domandò perplesso, senza la forza di aprire gli occhi.
- No, Caracolito, sono le due di notte e non mi sembra il momento più opportuno per lanciare arance e centrare ricordi -risposi con lo stesso tono di voce di prima.
- La llamada mi hizo volar, era Carlos, il mio compagno delle medie. Incredibile! Abbiamo parlato come quando eravamo ragazzi. Però è vero, si è fatto tardi, ti racconto domani; buona notte, Negrita.

Martin cercò di addormentarsi anche se la telefonata e i suoi pensieri non lo lasciavano da solo. Ogni tanto mi accarezzava, come rinnovando il suo desiderio, come cercando un punto d'appoggio.

Io non potevo rilassarmi. Più che desiderio sentivo una certa angoscia: quella tristezza non definita che mi accompagna da tanto tempo. "La lontananza provoca tristezza", scrisse la mia mamma in una delle sue prime lettere. E sì, da una parte ho i miei più cari traguardi raggiunti, e dall'altra, i miei più sentiti abbandoni. Pensieri e ricordi accavallati che si sorpassano per le vie della mia memoria.

Non sopporto rimanere a letto quando non posso riposare: ho male dappertutto. Misi su una felpa di Martin, trascinai la mia scatola di legno che era sotto il letto e avanzai, senza pensarci molto, verso la cucina.

La gatta venne a salutarmi. Poverina, la mia indifferenza e la mia stanchezza fecero sì che se ne tornasse sul divano ancora tiepido. Accesi una delle lampade costruite da Martin e aprii la scatola, come si fosse un regalo molto desiderato. E subito appaiono fogli di tante forme e pieghe e di tessiture differenti.

Contemplo, quasi come un rito, le lettere ricevute durante tutti questi anni. Quelle dei miei, sono estate, e sono ancora, di un aiuto unico e reciproco. Lettere famigliari e amiche, grigie e colorate; silenziose o a ritmo di tanghi e "milongas". Un universo che me riporta l'energia che adesso mi manca. Un universo di mani con nomi:

Mia madre, fedele e senza stanchezza, con la sua scrittura semplice, vive tutta questa distanza come un'incredibile avventura: "Qui fra un giorno comincia la primavera. Fa un freddo terribile, piove e c'è vento. Passerà, dicono, e arriverà quella brezza tiepida. Ho letto la tua lettera e t'immaginavo al mio fianco. Un abbraccio, con tutto il mio cuore, la tua mamma."

Mio padre, con un miscuglio di lingue e di sentimenti. Ogni sua parola è una lacrima impotente e inaccettabile.
"Ogni volta che ricevo una tua lettera mi viene voglia di andarmene. Immagino il tuo dolore e la tua angoscia, allora cerco di comprenderti, come omaggio al tuo coraggio."

Mio fratello, che scrive da tutte le parti: dal suo letto, dal suo tavolo, dal suo giardino; dalle sue notti, dalle sue ombre e dalla parte più incomprensibile del suo dolore. "… Suppongo che non deve essere facile adattarsi ad una nuova vita in un altro paese, almeno al principio. In ogni modo, è preferibile muoversi in qualche direzione, che rimanere in un punto fisso. Perdonami se questa lettera sembra più una brutta copia: ho freddo e molta rabbia e molta pena. Tu hermanito."

Le mie amiche, compagne delle mie scelte, vicine al mio tempo più dilatato e vuoto; segreti conservati con tanto rispetto ed esaltazione. Ogni lettera, ogni parola, mi riportano il calore della mia terra:

"Ci rallegra molto che tu ti trovi sempre con più forza ed entusiasta di seguire avanti, lottando e scoprendo, una vita nuova: la tua. Mercedes". Compagna e guida del mio periodo di studente. Rimpiange quel periodo e le sue lettere sono un presente nostalgico.

La gatta non dorme più: si avvicina, si allontana. Cerca un mio attimo di distrazione per giocare con uno di questi ricordi di carta.

E Viviana che mi scrive quando ha un po' di tempo ed è sempre presente in ogni momento. "Bene, tornando alla tua lettera, a quel pezzettino d'allegria che suppone ognuna delle tue lettere, sono contenta di sapere che ci sono delle possibilità per te e ti trovi di buon animo. A presto, Vivi".

Victoria, con le sue illusioni e fantasie, con il suo impegno e il suo coraggio. Susi, che viaggia e viaggia per trovare le sue radici, ma in realtà non vuole mai piantarsi.
"E sono qui, con una delle poche persone in questo mondo con cui mi piace essere in un pomeriggio d'autunno che declina lento sotto un più che pesante sole, proprio più di gennaio che di adesso. Susi."

Eva che manifesta un affetto disordinato: ammira e rifiuta, segue e abbandona, spera e pretende che non esistano frontiere né distanze né limiti. "Vorrei essere con te, abbracciarti largamente e mantenere un dialogo eterno. Vorrei parlare con te e dirti cose che magari sarebbero domande e, come ogni domanda, implicherebbero una risposta, la tua risposta. Devi darti tempo. Ti voglio tanto bene. Sento la tua mancanza. Eva."

Non erano soltanto le lacrime ad inumidire il mio collo. Sentivo anche come Martin baciava e accarezzava le mie spalle con quella profondità che ci appartiene.

- Mi sento precaria, Martin, questi viaggi nella memoria; non lo so, è che emigrare è la nostra condizione perpetua?

Martin non mi rispose con parole: mi strinse in un abbraccio, un abbraccio di tutti loro, un abbraccio delle persone più care, più intime, più mie.

Martin cercò di chiudere la scatola anche se la gatta non era d'accordo. Io lo aiutai e quasi senza voce dissi:

- Quante lettere, storie, seres entrañables que llegan de todos lados.
- Son nuestra perpetua compañia, Negrita, i nostri perpetui confini.

La luna non apparve quella notte. Sentivo la Gatta che giocava con la scatola in cucina. Io ero di nuovo a letto e mi vedevo i piedi. Guardai l'orologio, incessante, perdurabile.

sandra ammendola
ottobre 1999