Ovunque io vada in occidente

Porto con me il mio volto scavato

Nei miei occhi tristi
Come in una prigione:
la mia Albania, voci perdute
e tu che ti bagni sotto altre
piogge

Forse in una giornata di pioggia
Morirò anch'io, per strada

Ucciso dai miei sassi
Lanciati contro il vento

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Ora non riusciamo a parlare
sotto questi cieli fissi

la nostra lingua si riveste
di un'altra lingua che germoglia
corvi
corvi che volano su ghiacci e muri disfatti

anche i fuochi da dove veniamo
non ci consegnano ai nuovi fuochi
dei quali abbiamo ancora bisogno.


Tratte dal volume di poesie di Gëzim Hajidari Corpo presente, Botimet Dritëro, 1999, Stëphia Botuese "DRITËRO"


Uno specchio, un falco, un filo
un punto cerco
per condividere il mio destino

Un mare, un deserto, un abisso
una pozzanghera non trovo
dove versare la mia angoscia

Uno spazio, un Tempo, una fiamma
una crepa non vedo
in cui posso perdermi.

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Infanzia triste e lontana
peligorga - mio caro uccello
caratello d'acqua piovana
che raccoglieva mia madre
per lavare i panni
campi di brina dove andavo da solo all'alba
e Parole mai dette nascoste tra le labbra
solitudini, amarezze, venti perduti

come ombre sparite
e vi affacciate sempre.


Tratte dal volume di poesie di Gezim Hajdari , Antologia della pioggia, Fara Editore, Santarcangelo di R., 2000.