POSTFAZIONE

Andreas Hansen

 


“Accenti II” si inquadra nella serie di intricati tentativi di Franz Jung di scrivere un'autobiografia 1 dopo il 1945. A partire dall'estate del 1957, dopo un incontro con il giornalista della “Frankfurter Allgemeine Zeitung” Hans Schwab-Felisch, i suoi sforzi cominciano a concretizzarsi; ci sono diversi editori interessati, cosí come la speranza di un “sostegno”. 2 Jung elabora a tappe un manoscritto, che appare infine nell'autunno del 1961 sotto il titolo “Der Weg nach unten” (La via verso il basso).

Una di queste tappe sulla “Via verso il basso” sono gli “Accenti”. Si tratta di tre “pezzi brevi”, che Jung spedisce come “prove” agli editori, ad alcuni amici e conoscenti, e che piú tardi avrebbero dovuto fungere – secondo un suo temporaneo progetto – da introduzione a “La via verso il basso”.

Gli “Accenti” espongono tre episodi della vita di Jung, che “proprio come accenti mostrano la linea fondamentale, l'atmosfera, e anzi la anticipano”. 3 Sotto l'aspetto drammaturgico, ogni episodio sta per una presa di coscienza: “Accenti I” tratta di un'incontro avvenuto a Breslavia intorno al 1909, quando Jung vi studiava. Un trasportatore di birra picchia uno studente ubriaco, che gli aveva ostruito il cammino andandogli incontro “senza particolari intenzioni, amichevole e fiducioso”; questa scenata di “punizione e umiliazione” si impresse in Jung come un “monumento all'eterna ingiustizia”. 4 “Accenti II” ruota invece intorno all'”alienazione” e all'impotenza del singolo, riconoscendo nelle reazioni del paranoico Anton Grosz il principio della “rivolta”. “Accenti III” racconta l'arresto di Jung a Budapest nel Novembre del 1944 da parte di “piccolo-borghesi impazziti”, le Croci Frecciate. Già prima, ancora in libertà, “prigioniero di vaghe speranze e obblighi irrilevanti”, Jung avverte “semplicemente il niente, il vuoto immenso e completo, la fine senza commiato”. 5

Malgrado nel suo tentativo autobiografico si proponga di “non far trasparire, per quanto possibile, alcuna amarezza”, 6 ciò non gli riesce a causa della valutazione esistenzialista dei tre eventi. D'ostacolo a un contegno piú distaccato agisce inoltre il suo desiderio di fondo di “spiegare perché era tutto falso, perché non potevo svilupparmi normalmente, perchè quest'epoca e questa società volgono al termine”. 7

“Franz Jung è stato per troppo tempo lontano dall'Europa e si sente comprensibilmente insicuro”, 8 scrive in una lettera del 1959 Karl Otten, l'ultimo suo “mentore” autobiografico.

Al di là dell'involontaria commistione di perplessità personale e analisi obiettiva, Jung, che all'epoca vive ormai da dieci anni negli USA, cerca con gli “Accenti” di recuperare il contatto con l'attualità culturale europea. In che misura sia stato informato sugli ultimi sviluppi risulta poco chiaro. Per esempio, se e con quali ambizioni gli “Accenti” si rifacciano nel titolo all'omonima rivista letteraria tedesco-occidentale, il “tardo pronipote dell'avanguardia” dalla “carica esplosiva”, in cui “quasi chiunque abbia un nome poetico prende la parola”. 9


Franz Jung


Piú evidente appare il richiamo al saggio di Camus “L'uomo in rivolta” (in tedesco del 1953). Soprattutto il passaggio quasi automatico dall'”Ingiustizia”, “Punizione e umiliazione” (“Accenti I”) alla “Rivolta” (“Accenti II”) ricorda la tesi camusiana della relazione “tra la buia certezza del proprio diritto” e l'omicidio: “La rivolta germina alla vista dell'irragionevole, dalla prospettiva di una vita ingiusta e incomprensibile. Ma la sua furia cieca sfida l'ordine in mezzo al caos (...). il suo obiettivo è modellare. Ma modellare significa agire, e un domani agire significa uccidere, senza sapere tuttavia se l'omicidio è consentito”. 10

Quando alla fine del 1960 Jung torna in Europa, le coordinate sono cambiate. Ne “La via verso il basso” si sbarazza dell'”amarezza” assoluta della rivolta. Mancano tutti i passaggi su Anton Grosz e sull'”allontanamento” da Otto Gross dopo la delusione del 1915. Se in “Accenti II” commenta gli eventi ancora negativamente (“essere lasciato a se stesso, farsi strada da solo fra le trappole che la vita ci tende”), ne “La via verso il basso” richiama anche il “grande evento” della sua vita, l'accoglienza a Murmansk nel 1920 in qualità di membro di una delegazione comunista: “Era quel che avevo sempre cercato, quello per cui ero corso in lungo e in largo fin dalla mia infanzia. Negli anni successivi, ogni volta che mi trovai a confrontarmi con la viltà degli uomini, con le loro iniquità, infedeltà ed egoismi, non esclusi quelli del popolo russo, mi bastava solo riandare col ricordo a quel Primo Maggio a Murmansk per ritrovare il mio equilibrio”. (p. 156)

Per “accenti” come il “caso Anton Grosz” riserva un passaggio in altra sede: “Gli angeli caduti vengono rinchiusi in prigioni e manicomi, vengono perseguitati, torturati e oltraggiati e giustiziati. (...) Hanno lasciato accenti con la loro vita e la loro opera, che varrà la pena di additare.” 11

 


NOTE

1 Franz Jung, Briefe 1913-1963 . (Lettere) Ed. da Sieglinde e Fritz Mierau, Amburgo 1996, pp. 263 (a Ruth Fischer, 24.01.1947)

2 Op. cit., pp. 629 (a Leonhard Frank, 22.01.1959)

3 Op. cit., pp. 625 (a Heinz Schöffler, 06.01.1959)

4 Franz Jung, Feinde ringsum. Prosa und Aufsätze 1912-1963. Zweiter Halbband . Ed. da Lutz Schulenburg, Amburgo 1982, pp. 134 e sg.

5 Op. cit., pp. 141 e sg.

6 Briefe , pp. 611 (ad Albrecht Knaus, 08.05.1958)

7 Op. cit., pp. 605 (a Carola Weingarten, 21.12.1957)

8 Hermann Ruch, Karl Otten und die Wiederbelebung des literarischen Expressionismus. Briefe aus dem Nachlaß . In: Jahrbuch der deutschen Schillergesellschaft , 33 (1989), pp. 75-114, pp. 106 (a Heinz Schöffler, 14.01.1959)

9 Hans Schwab-Felisch, Die „Akzente“ . In: FAZ del 06.03.1958

10 Albert Camus, Der Mensch in der Revolte. Essays. (it. L'uomo in rivolta ), Reinbeck (Amburgo) 1969, pp. 13 e sg.

11 Feinde ringsum , pp. 224 e sg.




Traduzione di Antonello Piana





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